04di52 – Una bambina e basta, di Lia Levi

Nella settimana che si conclude con la Shoah ho preso al volo in biblioteca questo snello libretto di 115 pagine, un po’ una compensazione per i mattoni (sì, mat-to-ni) che sto leggendo ultimamente.
Il libro è straordinariamente bello, scritto bene, commovente, grazie al suo insolito punto di vista, alle parole semplici, ai sentimenti limpidi e chiari.
Un sollievo tra tante difficoltà (ok, smetto di lamentarmi, gli obiettivi me li do io).
Anche se poi il sollievo è effimero e riguarda solo il numero delle pagine e la scrittura “bambina”. Ma l’argomento è pesante, difficile da gestire.
Il libro mi ha fatto pensare a La vita è bella, mi ha fatto pensare, costantemente, a quei fotogrammi di Schindler’s List in cui si vede la bambina con il cappotto rosso.

Ecco, qui c’è Lia, una bambina, che non capisce tutto quello che succede nel mondo intorno a lei e incolpa gli adulti che non le spiegano a sufficienza e che poi d’improvviso le gettano addosso terrori e disperazioni che lei, piccola, non riesce a sostenere.
Lia, che vuole “diventare cristiana” per togliersi di dosso il macigno della colpa, che vuole essere abbracciata da un Dio “buono” e rinnegare il Dio sempre arrabbiato dei suoi genitori.
Lia, che è una bambina e basta.

E questo dovrebbe bastare SEMPRE.
Per ricordarci che è nostro dovere salvare i bambini e che ogni bambino che non salviamo è una colpa. Una colpa personale, soggettiva. È una colpa nostra.

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