si va a Marsiglia, in un pellegrinaggio laico e letterario, sulle tracce di Izzo (di cui parlo qui), grazie a ryanair.
si parte accompagnate dalla musica giusta, quella che ascoltava anche Fabio Montale.
si parte sabato 17 marzo, si torna all’alba di lunedì 19 marzo.
si accettano tutti i suggerimenti per onorare la memoria delle scrittore (bar dove bere il lagavulin, trattorie in cui nuotare nell’aioli, barche in affitto per vedere marsiglia dal mare).
si accettano consigli ma non accompagnatori.

tornata ieri notte a roma, il treno in orario, la mia amica nella matiz ad attendermi, un kebab notturno, leggendo una tesi da correggere ("non è drammatico che non sappia l’italiano, perché evidentemente non lo conosce, è drammatico che non sappia niente di economia e ci si laurei a marzo!", dico io, sconvolta e ridendo!), un giro per vedere se davvero il motorino ce l’hanno rubato o se invece l’hanno solo spostato (sì, ce l’hanno rubato, non valeva niente, ma volevamo farlo rottamare e avere gli sconti sul nuovo, per cui per noi è comunque una piccola tragedia)…
e poi a casa, i gatti, il mio letto, la parete azzurra, smontare le valigie, quella di ieri e quella di domenica, mettere via le cose sporche, sistemare la borsa per domani (c’è riunione, ricorda, il tailleur e le scarpe col tacco, la borsa nera da donna che non deve chiedere mai), addormentarsi troppo tardi per non essere stata in giro a divertirsi…
ora in ufficio, stanca morta e pesta, un orecchio che fa male (molto male, forse otite, le ghiandole ingrossate, forse stress, forse solo stanchezza)
sono tornata al lavoro, ai miei 8 progetti da seguire, ai miei collaboratori che vogliono tutti un consiglio, un apprezzamento, un’indicazione per andare avanti e talvolta hanno una recriminazione da fare, su un collega, su un cliente, su un capo… dare retta a tutti diventa faticoso, quanti caffè ho preso da stamattina? ognuno di loro mi porta alla macchinetta e infila la chiavetta "cosa prendi?" e io "61" (caffè corto senza zucchero).
la vita di sempre ricomincia, ogni volta un po’ più difficile, ogni volta un po’ più stanca (quando finirà? finirà con la pensione? finirà quando cambierò lavoro?, finirà quando…?)
mi rimangono dei flash di cose belle, delle uniche cose che contano davvero: le caramelle che un inserviente gentile dell’eurostar (prima classe, viaggio per lavoro) mi ha lasciato sul libro che stavo leggendo quando mi sono addormentata, la curiosità di davide per gli articoli che ho fotocopiato, le facce dei corsisti durante il feedback, la voce di mia nipote che mi chiede una favola e "domattina quando mi sveglio ci sei?" (no, non ci sono, parto presto), un articolo sul venerdì di repubblica che mi fa venire in mente un libro da leggere, la sigaretta alla stazione di padova, che mi ha tenuto caldo per almeno 4 minuti (il tempo di fumarla), le scarpe nuove, le "scarpe calzino", davvero come piacciono a me, la prospettiva del volo verso budapest venerdì mattina…

oggi scrivo di uno scrittore che non c’è.
che non c’è perché non c’è più, perché è morto nel 2000.
ma che non c’è soprattutto perché quando ho finito di leggere l’ultimo dei suoi libri e mi sono resa conta che mai più avrei potuto leggere altro scritto da lui, allora il mio cervello ha elaborato la strana convinzione che, non potendosi rassegnare all’evidenza dei fatti (la morte è in assoluto il più assoluto dei fatti), se fosse riuscito a convincersi (e convincermi) della sua non-esistenza, me lo sarei dimenticato e la sua mancanza, a quel punto, sarebbe stata più sostenibile.
complicato?
forse.
ho finito di leggere Solea e l’unica cosa che riuscivo a pensare era "perché?", perché ha scritto solo 5 libri? perché li ho già letti tutti? perché non sono andata più lenta? perché è stato così bello? perché fabio montale muore? perché lole non era con lui? perché?
e dire che la consapevolezza ce l’avevo, sapevo che sarebbe finito tutto, sapevo, tant’è vero che le ultime venti pagine le ho lette in tre giorni… mi ci vedete? leggere lenta lenta, ogni parola una sofferenza, ogni pagina girata un sospiro, ogni capitolo finito un piccolo lutto.
Jean-Claude Izzo, ha fatto tanti mestieri, prima di conoscere un successo travolgente con la trilogia noir dedicata a Marsiglia (è vero, conosco il profilo dell’autore a memoria, sta scritto in fondo a ogni libro, l’ho letto duecento volte, l’ho letto ogni volta che volevo distrarmi dal dolore e dalla bellezza, l’ho letto per andare più piano, per non correre e così, alla fine, l’ho imparato a memoria). Nato a Marsiglia nel 1945 vi muore nel 2000.
Ho letto così tante volte il profilo dell’autore che mi sono convinta che Izzo è come Fabio, ama la vita, quasi da epicureo, i vini, il cibo di Honorine, il mare, la pesca.
Io però conosco Fabio Montale, e non ho mai conosciuto Izzo, e so che Fabio Montale ama la vita ma è circondato dalla morte, di cui sente il sapore acre e disgustoso fin dall’inizio di Solea.
I romanzi di Jean-Claude Izzo rimangono per sempre dentro il cuore di chi li ha letti, accompagnati da uno strano senso di perdita, dall’ansia cupa, dal dolore sordo che rinasce quando si pensa allo schifo del mondo.
Izzo non passa innocente nelle letture della vita, non si dimentica, non si accantona.
per questo leggendone i libri ognuno vi lascia qualche segno privato, una frase sottolineata, una canzone citata, un libro, una ricetta e un vino.
presto dalla trilogia (Casino totale, Chourmo e Solea) nascerà un cd, nascerà una lista di libri e una cena per tutti coloro che vorranno assaggiare la cucina di Honorine, è una promessa.

Casino Totale, copertina, edizioni E/O  Chourmo, copertina, edizioni E/O  Solea, copertina, edizioni E/O