Sarai distante o sarai vicino
sarai più vecchio o più ragazzino
starai contento o proverai dolore
starai più al freddo o starai più al sole
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Se chiamo forte potrai sentire
se credi agli occhi potrai vedere
c’è un desiderio da attraversare
e un magro sogno da decifrare
Conosco un posto dove puoi tornare
conosco un cuore dove attraccare
Piovono petali di girasole
sulla ferocia dell’assenza
la solitudine non ha odore
e il coraggio è un’antica danza

Tu segui i passi di questo aspettare
tu segui il senso del tuo cercare
C’è solo un posto dove puoi tornare
c’è solo un cuore dove puoi stare

(di solito, su questo blog niente canzoni, testi altrui e cose sparse, ma martedì sera sono stata al concerto di Fiorella Mannoia e ho scoperto questa canzone e mi è rimasta attaccata addosso)

Ecco il monte di dio, quello al quale saliranno coloro che hanno mani innocenti e cuore puro (Salmo 23).
Per questo, forse, la notte di capodanno del 1957 un uomo cade dal terrazzo del palazzo più alto di Montedidio, mentre un altro, da quello stesso terrazzo, spicca il volo verso Gerusalemme, guidato da un occhio di cicogna spuntatogli nella testa, sorretto da ali di angelo maturate dentro la sua gobba.
Il piccolo apprendista falegname, l’amante inesperto, il novello scrittore in italiano (perché l’italiano è zitto contro il chiasso del napoletano), il figlio solo, il confidente dell’ebreo scampato al massacro nazista, il giovane che lotta contro le ingiustizie che vede intorno a sé, il lanciatore di bumeràn.
Tutto questo è il portagonista di questo romanzo, scritto in forma di diario dai capitoli brevissimi, in cui l’italiano è interrotto da scrosci di napoletano.
Lentamente, immagine dopo immagine, avanziamo nei sei mesi (o poco più) della vita di un tredicenne che ha studiato ("L’istruzione obbligatoria va fino alla terza elementare, lui [il padre, n.d.r.] mi ha fatto studiare fino alla quinta perché ero malatino e poi così avevo un titolo di studio migliore"), che sa leggere l’italiano, che sa scrivere, che sta per diventare uomo ("ommo"), che soffre per la morte della madre e che impara ad amare Maria ("I tredici anni suoi sono più cresciuti dei miei, lei già sta in un corpo arrivato").
Più che un romanzo, quasi un poema.
Montedidio, Erri De Luca

«Shatzy Shell, niente a che vedere con quello della benzina.
Ti sia lieve la terra, piccola.
»

A volte un libro è bello perché ben scritto o perché è intelligente, perché la storia è complessa e ci appassiona, perché i personaggi ci sembrano simili a noi o sono tanto distanti da risultare interessanti.
A volte, invece, un libro è bello senza niente di tutto ciò. Però lo si capisce lo stesso che si tratta di un bel libro. Te lo dice una frase. E basta solo quella.
City di Baricco quasi non ha nè una storia nè personaggi.
Però è una successione (finita) di frasi che lasciano senza fiato. Brevi e perfette o lunghissime e mozzafiato.

Un ultimo elogio a questo libro. La trascrizione completa del Saggio sull’onestà intellettuale.

1. Gli uomini hanno idee.
2. Gli uomini esprimono idee.
3. Gli uomini esprimono idee che non sono le loro.
4. Le idee, una volta espresse e dunque sottoposte alla pressione di un pubblico, diventano oggetti artificiali privi di un reale rapporto con la loro origine. Gli uomini le affinano con tale ingegno da renderle micidiali. Col tempo scoprono di poterle usare come armi. Non ci pensano un attimo. E sparano.
(in breve: Le idee: erano apparizioni, adesso sono armi)
5. Gli uomini usano le idee come armi, e in questo gesto se ne allontanano per sempre.
6. L’onestà intellettuale è un ossimoro.

il capodanno a Perugia
in ordine da sinistra a destra:
La Tenda – Feli – IlCar – Fili – Lu – Toni – Roccia – Ely – Nicola – Vale – LaSposa
(e cioè… Andrea – Felice – Carlo – Filippo – Luisa – Marco – Paolo – Elisa – Nicola – Valeria – Annarita)

un post molto personale, per ricordarmi delle belle giornate passate insieme…
nella foto mancano D (Daniela) e frank (Francesca) che erano a casa a spignattare per il cenone e Manuela e Roberto, che erano impegnati in preparativi vari (che sono sfociati in tagliatelle fatte a mano e gulash)