Ascanio Celestini
Scemo di guerra
Teatro Ambra Jovinelli – Roma
è la storia del giorno in cui a roma è finita la guerra, il giorno in cui sono scappati i tedeschi e sono entrati gli americani e nessuno capiva ancora se erano nemici, amici, alleati o chissà cosa.
è la storia di quel giorno raccontata da un ragazzino di 8 anni (9 a settembre)
una storia tra via labicana e il quadraro, passando per san lorenzo.
una storia raccontata per trent’anni e che in trent’anni è cambiata, si è arricchita, è diventata meno vera, ma anche più vera.
"durante la guerra la notte è la fine del mondo" ripete ascanio celestini dal palco.
e così per quasi un’ora di monologo io rido e penso, conosco i posti, sono nata anche io al quadraro, anzi, per la precisione tra il quadraro e tor pignattara, la periferia vera di roma, quella popolare, quella che vive come un paese.
e alla fine la voce fuori campo del padre di ascanio che racconta "quel giorno sono quasi morto per colpa di una cipolla".
la voce di mio nonno che racconta, le stesse cose con le stesse parole, con la stessa voce.
senza fiato per l’emozione.
perché comunque la guerra è orrore, anche nelle parole di un ragazzino che fa la pipì nell’elmetto di un tedesco, e lo stesso orrore è in tutte le guerre.

Afghanistan – 22.3.2007
Comunicato stampa di Emergency
La vicenda Mastrogiacomo non si è risolta con la liberazione del giornalista
Milano, 22 marzo 2007

Contrasti nella politica interna italiana e contrasti tra governo italiano e governi di altri paesi sono emersi, a quanto si apprende da organi d’informazione, in relazione ad alcuni aspetti della vicenda creata dal sequestro di Daniele Mastrogiacomo.
Per avere svolto qualche ruolo in alcune fasi della vicenda, Emergency è citata in queste discussioni e in alcuni casi pare costituire uno dei motivi di attrito.
Emergency è entrata in questa vicenda su richiesta del governo italiano, ha agito da tramite fra governo italiano e sequestratori, agendo in stretto contatto e totale trasparenza con il governo stesso.
Ha agito in coerenza con la sua identità e con i suoi principi, certamente noti a tutti gli interlocutori.
Rientra in questi criteri e principi la convinzione che nulla sia comparabile al valore di un’esistenza umana e che, quando concretamente sia in pericolo un’esistenza umana, per salvarla si debba compiere ogni atto che non ne distrugga direttamente altre.
Singole azioni coerenti con questi nostri principi sono risultate coincidenti con le aspettative e le richieste di altri soggetti, che non necessariamente condividono integralmente le nostre convinzioni.
Abbiamo ritenuto doveroso compierle, nei limiti delle nostre possibilità, ma non sottraendoci a nessuna di esse, chiedendo e ottenendo da persone del nostro staff in Afganistan una generosa e impegnativa collaborazione.
Si è subita, nel corso della vicenda, una sconfitta per tutti, nella morte di Said Agha, l’autista di Mastrogiacomo, sequestrato con lui e ucciso dai sequestratori: un peso gravissimo per tutti, indipendentemente da responsabilità morali o penali. Conseguito, per l’impegno di più parti, l’esito più vistoso dell’azione con la liberazione di Mastrogiacomo, la vicenda non è conclusa. Di Adjmal Nashkbandi, sequestrato con il giornalista italiano, con cui collaborava come interprete, e liberato con lui, non si hanno notizie. Rahamtullah Hanefi, dipendente di Emergency nell’ospedale di Lashkar-Gah, che si è impegnato per rendere effettive le azioni richieste dal governo italiano, è stato arrestato dalla polizia del governo afgano all’alba di martedì 20 marzo. Il perdurare incomprensibile della sua detenzione è motivo di estrema preoccupazione per la sua sorte.
Entrambe queste situazioni si collocano all’interno delle azioni compiute dal governo italiano per ottenere la liberazione di Mastrogiacomo e deve ritenersi scontato, non semplicemente auspicabile, che il governo italiano consideri questi problemi urgenze sue, sulle quali immediatamente intervenire.
Per parte sua, Emergency ribadisce di avere semplicemente svolto azioni delle quali era richiesta, ritenendole compatibili e doverose in relazione alla propria natura, senza assumere alcuna iniziativa autonoma, restando assolutamente estranea a qualsiasi azione di politica interna o internazionale.
EMERGENCY
[fonte: peacereporter]

firma per la liberazione QUI

marsiglia.
l’ho vista dall’aereo, ma con quei palazzoni che sembrano la periferia di genova ho pensato "no, non è lei".
mi sono arresa all’evidenza (i palazzoni sono marsiglia) quando siamo arrivate in città con il bus, i palazzoni erano lì, e quella lì era marsiglia.
è strano arrivare in aereo e sbarcare alla Gare Saint Charles, la stazione dei treni.
da lì a piedi, zaini in spalla, ci siamo dirette verso l’albergo, prima tappa l’ufficio del turismo, La Canabiere 8. proprio davanti al vieux port (ma senza arrivare a guardare il mare, senza sfiorarlo con lo sguardo, perché questa è cosa che merita più attenzione di quella che possiamo dargli ora, stanche del viaggio, della levataccia mattutina e della passeggiata a piedi).
hotel premiere class, rue Lafon 13, che sulla mappa non è segnata, ma è una traversa di rue Roma.
camminiamo, donne in chador che non vogliono farsi fotografare, uomini in scarpe da ginnastica americane, bambini come in ogni città del mondo, belli, allegri, in lacrime.
a marsiglia i bambini giocano a calcio per strada.
a roma non ne vedevo da anni, dagli anni della mia infanzia e già allora era un’eccezione, c’è sempre stato un campetto ad accoglierci, un prato…
D invece mi dice che a palermo e a napoli è ancora frequente vedere squadre di bambini che giocano tra le macchine.
a marsiglia ogni piazza è un campo di calcio
ogni palo il limite di una porta
ogni bambino ha una palla da rincorrere
non starò a fare il resoconto preciso di due giornate strane e allegre, puzzolenti (finalmente abbiamo mangiato l’aioli e i risultati sono evidenti, potremmo uccidere un T-Rex con uno sbadiglio!) e faticose (soprattutto per me, che covavo una bella bronchite e sono andata seminando microbi per tutta la città).
rue de petit puits e rue du panier, la città vecchia, le due cattedrali, l’abbaye saint victor (forse l’unica chiesa veramente antica di marsiglia, e così mi sovviene quanto sia difficile, in francia, riconoscere l’antico autentico dall’antico ricostruito nell’ottocento), notre dame de la garde, arroccata su un cucuzzolo, con quella madonna propositata, enorme, esagerata e tutta d’oro, la gita in barca verso l’ile frioul e l’ile d’if (al cui chateau d’if dumas s’ispirò per il conte di montecristo).
marsiglia è una città strana, che è così cosmopolita che quasi non sembra più cosmopolita, sembra solo una città come dovrebbe essere.
marsiglia è colorata, per interi quartieri le case sono coperte di graffiti, belli, colorati, allegri, e ci sono piazzette con case bianche dalle persiane azzurre.
marsiglia è piena del rumore d’acqua che fanno le fontane, non le fontane monumentali del cinquecento romano, ma fontane più cittadine, come laghetti artificiali alcune e come cascate naturali altre.
marsiglia è la città più sporca che io abbia mai visto, in cui la spazzatura sta per strada come se fosse l’unico posto in cui stare.
marsiglia è la città in cui uomini semplici, immigrati, ti traducono in un inglese migliore del tuo quello che francesi indisponenti si ostinano a dirti nell’unica lingua che vogliono parlare.
passeggiare due giorni per le strade percorse da Izzo, per le strade protagoniste delle sue storie è stato facile, quando arrivi a marsiglia dopo i suoi romanzi è come andare in un posto che conosci già. c’era lole nelle donne colorate, manu e ugo nei bambini con il pallone e leila nelle belle e giovani donne nordafricane dallo sguardo dolce.
e poi c’era la musica, in ogni angolo la musica di marsiglia, questo miscuglio di musiche di ogni luogo, a fare da colonna sonora alle nostre due giornate.

"La notte prima di partire, accadde a Hervé Joncour di svegliarsi. quando ancora era buio, e di alzarsi, e di avvicinarsi al letto di Hélène. Quando lei aprì gli occhi lui sentì la propria voce dire piano:
– Io ti amerò per sempre.
"
se state cercando un libro scritto di malinconia, l’avete trovato.
tutto, in Seta, è triste.
sono tristi i viaggi, è triste l’amore, il tornare a casa come lo starne lontani, è triste l’amicizia, l’essere ricchi, le vacanze, l’attesa di un figlio, la morte, la visita alle tombe, il ricordo, la partenza degli amici.
tutto in seta è leggero, impalpabile e traslucido, come la seta.
l’amore e l’erotismo si intrecciano in pagine che sembrano una fiaba e sfiorano la metrica dei versi.
è un libro, seta, che si legge velocemente mentre si ha l’impressione di leggerlo lentamente e che è bello rileggere sottovoce, all’orecchio dell’uomo che ami.
Seta, Alessandro Baricco

irène némirovsky, il ballo, ed. adelphi
80 pagine fresche e scorrevoli.

l’autrice forse avrebbe potuto essere più cinica nei confronti dei signori kampf e forse avrebbe potuto fare di antoniette l’icona della giovinezza superba schiacciata dalla stupidità degli adulti.

invece i signori kampf sono patetici ma non fino alla macchietta e antoniette è solo una sciocca bambina viziata che vuole essere come sua madre. è cattiva? sì, ma non fino in fondo, non contrappone la loro ottusità alla sua intelligenza, ma solo una giovane arroganza a una vecchia ridicola protervia.
non ho letto altro di questa scrittrice russa ed ebrea, emigrata a parigi con la rivoluzione e morta per mano dei nazisti nel ’42 (destino tragico questo di scappare a una morte per incontrarne un’altra forse peggiore).
se non ne avessi sentito parlare bene forse non leggerei altro, ma bisogna anche dire che io non amo le novelle e i racconti, non amo i romanzi brevi. io amo lasciarmi avvolgere dalle storie, vivere con i personaggi, e per far questo ho bisogno di tempo e di più di 80 pagine.

per questo la suite francese, con le sue 300 pagine, già mi attira, per verificare quello che mi è stato detto della scrittrice russa ebrea parigina dal tragico destino.

copertina del libro di Irène Némirovsky, Il ballo, ed. Adelphi                    copertina del libro di Irène Némirovsky, Suite francese, ed. Adelphi