Tre camere a Manhattan, di Georges Simenon
Come si passa dall’indifferenza all’ossessione?
Combe ignora tutto di Kay e Kay ignora tutto di Combe.
Eppure la sola idea di separarsi, di allontanarsi risulta loro intollerabile.
Nell’irrazionale di questa settimana di vita vissuta dai due la genesi della passione, che sconvolge due esistenze, le rovescia, e proietta in una dimensione aliena.
Kay non è né abbastanza giovane né abbastanza bella.
Combe non è né abbastanza famoso né abbastanza ricco.
Sono, forse (e forse questo sentono), alla loro ultima occasione, al bivio tra la disperazione e la salvezza.
Questo li spinge e li avvicina, solo questo.

Qui su questo autobus, mentre scrivo tornando a casa, mi guardo attorno e penso.
Quanti di questi uomini e donne intorno a me (n
é giovani, né belli, né famosi, né ricchi) quanti stanno tornando a casa con la stessa anima in subbuglio, quanti pensano con ansia alle loro tre camere in cui vive la loro passione?

copertina del libro Tre camere a Manhattan di Georges Simenon, ed. Biblioteca Adelphi

Perché non possiamo essere cristiani e meno che mai cattolici, di Piergiorgio Odifreddi
io, ex cattolica, ex catechista, ex ragazza di oratorio, ex frequentatrice della messa 52 settimane all’anno, io, che sono andata in convento per una settimana (e avevo 16 anni) e ho fatto ritiri spirituali, partecipato a gruppi di preghiera, cantato inni, adorato ostie e letto la bibbia (si, tutta, dal genesi all’apocalisse).
io ho trovato questo libro di una chiarezza, di una forza, di una precisione imbarazzante.
dovrebbe essere il libro di testo dell’ora di religione, dovrebbe essere adottato da tutte le scuole.
Perché dunque non possiamo essere cristiani?
Perché meno che mai possiamo essere cattolici?
Perché queste due religioni (come tutte le religioni, aggiungo io, e aggiunge anche Odifreddi) sono la quintessenza dell’irrazionale, dell’assurdo, dell’illogico.
Perché però, a differenza di altre religioni, pretendono che il loro assurdo venga elevato a verità di scienza (e in questo dunque in cosa sono differenti dall’Islam che pretende che il suo "assurdo" venga elevato a verità di Stato?).
Lo dice scherzando un comico dal palco, ma è vero, nonostante i dietro front imbarazzati e imbarazzanti di molti, che la Chiesa non si è mai evoluta. Mai. C’è un filo continuo che va dal rogo di Giordano Bruno ai funerali mancati per Welby, al no (vergognoso, scandaloso, immorale) ai referendum sulla procreazione assistita e le cellule staminali. Il filo rosso (rosso sangue) dell’intolleranza, della superstizione, del controllo del popolo (perché la scienza rende liberi e gli uomini liberi sono spaventosi, pericolosi, ingombranti).
Certo, molti, nella chiesa hanno fatto e fanno cose buone (e qui, breve parentesi, chiedo scusa a tutti quelli che da queste mie parole si sentiranno colpiti, da tutti i miei amici che in chiesa ci vanno e pregano, ai miei amici sacerdoti, che ogni giorno fanno del bene nelle piccole comunità che sono loro state assegnate), ma spesso fanno cose buone che sono contrarie ai dettami ufficiali della chiesa. Perché tra ciò che dice il profeta Gesù e i duemila anni di dogmi assurdi e menzogneri che gli sono stati cuciti addosso ce ne passa… e quel che ci passa è, nella maggior parte dei casi, folle e assurda menzogna.

copertina del libro di Piergiorgio Odifreddi, Perché non possiamo essere cristiani (e meno che mai cattolici), ed. Longanesi

Medea non è un’infanticida.
Per chi, come me, ha studiato i classici greci e poi, dopo il liceo, se ne è abbastanza dimenticato, questa scoperta può diventare sconcertante.
Qualcuno pagò Euripide perché desse una versione filo-greca della storia di Medea e Giasone.
E lui lo fece.
E per duemila anni la barbara Medea è stata il prototipo della madre snaturata, della donna accecata dalla passione e dal furore.
Invece no.
Christa Wolf ci racconta un’altra storia.
E ci convince.
Medea, non maga ma guaritrice, non infanticida ma svelatrice degli inganni e degli assassini del potere.
Medea, che come ogni donna guarisce da un amore amando ancora, che si fida delle sue compagne e protegge i suoi figli.
Medea-Voci, inoltre è scritto come se in una tragedia ci fosse solo il coro, ma un coro composto, di volta in volta, di una sola persona, quella la cui voce arriva fino a noi.
Medea, Giasone, Leuco, Acamante, Glauce ci raccontano ognuno la sua parte di storia e da tutte queste storie parziali ricaviamo la Storia completa.
Christa Wolf scrive con una scrittura incantata, che sembra venire diretta dalla Grecia antica, aspra e ruvida, secca, tagliente e precisa.
Quanti libri così belli ho letto nella mia vita?
Pochi credo.
Quanti romanzi ti dicono così tanto sulla tua vita, sulla società in cui vivi, sui tempi odierni?
La manipolazione della storia, il diverso che diventa la causa di ogni male e il capro espiatorio (in questo caso materialmente) di ogni pestilenza.
Quanto c’è di moderno nelle favole antiche?
E il dubbio, che tutto quanto sappiamo, tutto quanto leggiamo, tutto quanto ascoltiamo e vediamo sia falso.

Leuco:
«Ora me ne sto qui seduto e cono costretto a dirmi che proprio su questa capacità di sopportare l’insopportabile, e tuttavia continuare a vivere, e tuttavia continuare a fare ciò che si è abituati a fare, proprio su questa sinistra capacità si fonda la stabilità del genere umano. […] Io, tra tutti questi mondi lontani, solo sul mio mondo che tanto meno mi piace quanto più lo conosco. E, non posso negarlo, capisco. Tanto più esamino la mia anima. Tanto meno desidero ammettere ciò che l’esame mi prova, che non trovo un solo misfatto cui ho assistito negli ultimi tempi, in relazione al quale io non abbia capito entrambe le parti. Non scusato, questo no, ma capito. Gli esseri umani col loro accecamento. Questa coazione a capire mi sembra un vizio da cui non riesco a liberarmi e che mi isola dagli altri. Medea ne sapeva qualcosa.»

p.s. prima o poi scriverò anche della bellezza delle Edizioni E/O e del loro più grande difetto…