Gli otto peccati capitali della nostra civiltà, di Konrad Lorenz
Scritto nel 1973 questo libro è ancora davvero giovane e attuale (d’altronde ha la mia età, quindi perché dovrebbe essere definito vecchio?).
Lorenz illustra con il suo stile chiaro e semplice ma non semplicistico quali sono, secondo la sua visione di scienziato (biologo ed etologo), i peccati capitali che affliggono la nostra civiltà e che ci porteranno all’estinzione.
Sorprendentemente mancano espliciti riferimenti ai peccati contro l’ambiente e la natura, perchè secondo Lorenz questi derivano da altri (sovrappopolazione, spazio vitale, ecc…) e ne sono la necessaria conseguenza.
Ve li trascrivo qui, questi peccati di cui tutti siamo colpevoli, senza ulteriori descrizioni, perché vale la pena leggere il saggio Lorenz per farsi convincere:

    1. la sovrappopolazione
   
    2. la devastazione dello spazio vitale
   
    3. la competizione fra gli uomini

    4. l’estinguersi dei sentimenti

    5. il deterioramento del patrimonio genetico
   
    6. la tradizione demolita
   
    7. lindottrinamento
   
    8. le armi nucleari

vi dico solo che secondo Lorenz l’ottavo peccato è il minore, fate voi!

Eugenio Finardi
Un uomo

Lei non lo sapeva ma aspettava un uomo
    che la scuotesse proprio come un tuono
    che la calmasse come un perdono
    che la possedesse e fosse anche un dono

Era tanto tempo che aspettava l’uomo
    che la ipnotizzasse solo con il suono
    di quella sua voce dolce e impertinente
    che proprio non ci poteva fare niente

Che la fa sentire intelligente
    bella, porca ed elegante
    come se fosse nuda tra la gente
    ma pura e santa come un diamante

Un uomo dolce e duro nell’amore
    che sa come prendere e poi dare
    con cui scopare, parlare e mangiare
    e poi di nuovo farsi far l’amore

Per seppellirsi tutta nell’odore
    che le rimane addosso delle ore
    che non si vuole mai più lavare
    per non rischiare di dimenticare

Che le ricordi che sa amare
    un uomo che sappia rassicurare
    che la faccia osare di sognarsi
    come non é mai riuscita ad immaginarsi

Un uomo pieno di tramonti
    d’istanti, di racconti e d’orizzonti
    che ti guarda e dice: “Cosa senti?”
    come se leggesse nei tuoi sentimenti

Un uomo senza senso
    anche un po’ fragile ma così intenso
    con quel suo odore di fumo denso
    di tabacco e vino e anche d’incenso

Impresentabile ai tuoi genitori
    così coerente anche negli errori
    proprio a te che fino all’altroieri
    ti controllavi anche nei desideri

Tu che vivevi nell’illusione
    di dominare ogni tua passione
    tu che disprezzavi la troppa emozione
    come nemica della ragione

Non sei mai stata così rilassata
    così serena ed abbandonata
    così viva e così perduta
    come se ti fossi appena ritrovata

Un uomo dolce e duro nell’amore
    che sa come prendere e poi dare
    con cui scopare, parlare e mangiare
    e poi di nuovo farsi far l’amore

[oggi il convento passa questo, in loop]

io odio il cellulare.
non che non ne comprenda l’utilità, lungi da me, ma odio la sua sfacciata impertinenza e le sue continue intemperanze e la sua perfetta inopportunità.
io odio soprattutto la sua capacità di disturbare tutti, chi chiama, chi viene chiamato e chi sta accanto a chi chiama e viene chiamato.
io odio il fatto che, se sei a cena con me (ma anche se sei a cena con me e con altri), ti alzi e te ne vai per rispondere a chissà chi, e torni dopo mezz’ora, quando io (e gli altri) siamo già al dolce.
io odio che, se siamo insieme a passeggiare, tu interrompi la chiacchierata con me per parlare con qualcun altro (che evidentemente non ha trovato il tempo di venire a fare una passeggiata con te, ma che ancor più evidentemente, ha tutto il diritto di interrompermi).
io odio che si presuma sempre e comunque che un sms giunga a destinazione e che tu sia obbligato a rispondere (no, non sono obbligato a rispondere! se proprio vuoi un mio parere puoi trovare il tempo di chiamarmi e avere la pazienza di aspettare che io abbia il tempo di risponderti!).
per questo SHHH!!! mi è piaciuto così tanto!
l’ho stampato e ritagliato a dovere e sono pronta a usarlo!
inizia la guerrilla!
>> download SHHH!!!

"the rest of us DON'T CARE what he/she said to you."

Amado mio, di P. P. Pasolini
Amado mio, come la canzone cantata da Rita Hayworth in Gilda.
Io ora l’ascolto nella versione di Carmen Consoli.
Tante cose tornano o ritornano, come se girassero in tondo.
Il secondo dei due racconti, quello che dà il nome al libro, è breve, conciso, nel numero di pagine, nello stile e nel tempo narrato (i pochi mesi, forse solo qualche settimana, dell’estate di due giovani nelle campagne del Friuli).
Del primo sembra l’elaborazione successiva, il fratello maggiore.
Il primo è ancora una bozza (all’origine la precarietà doveva sentirsi ancora di più, con l’indecisione, rimossa dal curatore, tra la prima e la terza persona narrante) in cui né i tempi né i nomi dei luoghi e dei personaggi sono definitivi, in cui alcuni episodi sono accennati, sembrano tendere verso elaborazioni più complesse e invece poi muoiono, si perdono, restano indietro, dimenticati.
Le storie però sono simili, l’amore di un ragazzo per un ragazzino, l’iniziazione morosa e sessuale del più piccolo a opera del più grande. Ho letto questo libro con apprensione e qualche dubbio (morale?). Ora proseguo nella scoperta del più grande scrittore italiano del ‘900. Mi aspetta Il sogno di una cosa, prima del definitivo salto verso i capolavori.

copertina del libro Amado mio di P. P. Pasolini, Garzanti

me ne vado in vacanza, la valigia pesante di libri (Pasolini, Guevara, Granado, Terzani, Simone de Beauvoir).
ci ritroveremo a settembre, con il progetto di leggere almeno un libro a settimana e di tenere traccia dei libri comprati e dei libri letti…
buone vacanze a tutti.
frank

programma

ho 34 anni, ne vivrò altri 54 (età media delle donne italiane nel 2050 pari a 88.8 anni)
se riuscirò a leggere un libro a settimana da qui al giorno in cui morirò, vivendo fino a 88.8 anni, mi garantirò la lettura di2.808 libri.
sono terribilmente pochi.
e non dovrò sgarrare mai, mai rallentare, mai smettere.
comincio subito.
addio!

Una promessa è una promessa, quindi ecco le ricette!

Marmellata di banane e mele al rum

banane mature e profumate
mele (quelle un po’ appassite, dolci e farinose vanno benissimo)
1 kg di zucchero ogni 2 kg di frutta (pronta, senza buccia e torsoli)
un bicchierino di rum scuro
a piacere puoi aggiungere qualche spezia, secondo me ci stanno bene la cannella e la noce moscata.

Sbuccia e taglia tutta la frutta a pezzetti.
Metti in una pentola la frutta con poca acqua (mezzo bicchiere circa) e fai cuocere finché non è spappolata (più o meno 30 minuti), quindi aggiungi lo zucchero e cuoci per un’altra ora circa.

Attenzione, poichè le banane non producono una vera e propria marmellata, i soliti metodi per controllarne la cottura non funzionano bene, è quindi necessario "fare a occhio".

Un attimo prima di toglierla dal fuoco versa il bicchierino di rum, mescolando con vigore. L’alcool evaporerà quasi completamente, lasciando però un profumo irresistibile.

Quando è pronta versa la marmellata bollente nei vasetti puliti, chiudi e capovolgi.
È una marmellata dolcissima, ottima sul pane, o come farcitura per le torte.

Marmellata ciliege con chiodi di garofano

ciliege
0,5 kg di zucchero ogni Kg di ciliege (snocciolate)
chiodi di garofano

La preparazione è un po’ lunga, bisogna infatti snocciolare tutte le ciliege! Prova a usare uno snocciolaolive, non si sa mai!

Metti in una pentola le ciliege e i chiodi di garofano in un sacchetto di garza ben chiuso, io metto nella garza anche i noccioli delle ciliege, magari non tutti, perché danno un ottimo sapore e migliorano la gelificazione. Fai cuocere una mezz’ora e poi aggiungi lo zucchero. Cuoci per un’altra ora circa.

Quando è pronta versa la marmellata bollente nei vasetti puliti, chiudi e capovolgi.

Che dire? Peccato che adesso le ciliege non siano più di stagione, ma fortuna che ho avuto modo di farne un po’…

Marmellata di kiwi, pere e whisky con cannella e noce moscata

kiwi maturi
pere
700 gr. di zucchero ogni kg. di frutta (sbucciata e senza torsoli)
1 bicchierino di whisky
cannella
noce moscata

Sbuccia i kiwi e le pere pesali e tagliali a tocchetti. Metti la frutta in pentola con 1 bicchiere d’acqua circa e le spezie e cuocila finchè non sarà spappolata.

Attenzione: le spezie puoi metterle in due modi, in polvere direttamente insieme alla frutta oppure a pezzetti, in questo caso racchiudile in una garza (tipo quelle delle bomboniere) ben chiusa con un filo (il tutto bianco, ovviamente!). Il fagottino di spezie potrai toglierlo a cottura ultimata.

A questo punto aggiungi lo zucchero. Continua la cottura finché la marmellata non sarà pronta.

Un attimo prima di togliere la marmellata dal fuoco versa il bicchierino di whisky, mescolando con vigore. L’alcool evaporerà lasciando solo l’aroma amarognolo del whisky.

Finalmente versa la marmellata bollente nei vasetti puliti, chiudi e capovolgi.
È una marmellata particolare, picchiettata dai semi del kiwi, leggermente asprigna, ma molto saporita. Io l’ho provata con i muffin e sta benissimo.

Marmellata melone e pesche con cannella e cardamomo

melone
pesche
1 kg. di zucchero ogni 2 kg. di frutta (sbucciata, senza torsoli e senza semi)
cannella
cardamomo

Sbuccia e taglia tutta la frutta a pezzetti.
Metti in una pentola la frutta, le spezie e un po’ d’acqua. Fai cuocere finché la frutta non è spappolata, quindi aggiungi lo zucchero e cuoci per un’altra ora circa.

Attenzione: le spezie puoi metterle in due modi, in polvere direttamente insieme alla frutta oppure a pezzetti, in questo caso racchiudile in una garza (tipo quelle delle bomboniere) ben chiusa con un filo (il tutto bianco, ovviamente!). Il fagottino di spezie potrai toglierlo a cottura ultimata. Il cardamomo ti consiglio di metterlo intero.

Quando è pronta versa la marmellata bollente nei vasetti puliti, chiudi e capovolgi.
È ottima con i formaggi.

Un appunto: togliendo preventivamente fagottini di spezie e altro, potresti provare a frullare la frutta prima di aggiungere lo zucchero, in questo modo la marmellata sarà decisamente vellutata e diventerà quasi come un miele, ancora più adatta ad accompagnare i formaggi.

Tre vasetti di marmellata davanti alla finestra. Immagine presa da GettyImages (http://creative.gettyimages.com/source/home/home.aspx)

Gomorra, di Roberto Saviano

Voglio davvero scriverla questa recensione.
Voglio scriverla prima che passi il disgusto e l’ansia, prima che i particolari si affievoliscano, prima che scompaia l’odore di marcio che ho ancora nel naso.
Ma d’altronde, anche a volerla scrivere, a volerlo con tutto il cuore, da dove iniziare? Come cominciare a parlare di un libro che non mi permetterà mai più di vedere il mondo (cazzo, il mondo intero!) con gli stessi occhi di prima?
Perché mai più (mai più) potrò comprare una maglietta su una bancarella di cinesi, e per sempre (per sempre) mi domanderò con ansia dove saranno cresciuti mai i broccoli che sto cucinando, e quanti uomini saranno morti per costruire la casa che comprerò, e nulla, nulla è pulito e niente è buono, niente è legale.
Ma ora io lo so.
Io so.
Io so e conosco i nomi.
Io so.
Io so e conosco la storia, conosco i fatti, gli uomini e le azioni.
Non so se questo basterà. Però il mio ottimismo[1] è tutto qui, mi è rimasta solo questa speranza, che basterà sapere, conoscere, guardare, vedere.
E che la conoscenza genererà giustizia.

ascoltando: Cohiba di Daniele Silvestri
"C’è un’ipotesi migliore, per cui battersi e morire
e non credere a chi dice di no
perché c’è
"… speriamo bene

[1]
da www.garzantilinguistica.it
ottimismo, s. m.
1 tendenza dell’animo a cogliere soprattutto gli aspetti positivi della vita, a giudicare favorevolmente uomini e avvenimenti, a bene sperare per il futuro: considerare la situazione con ottimismo; essere in vena di ottimismo, nutrire ottimismo; un cauto ottimismo, una previsione moderatamente favorevole
2 (filos.) denominazione della tesi di Leibniz (1646-1716) secondo la quale Dio ha creato il migliore fra tutti i possibili mondi che avrebbe potuto creare | ogni dottrina che creda nella bontà naturale dell’uomo e neghi la realtà assoluta del male.