che, guevara e gli amici

Un gitano sedentario, di Alberto Granado Jiménez

Latinoamericana, di Ernesto (Che) Guevara de la Serna

Due libri comprati insieme, i primi giorni di agosto, con il proposito di leggerli “sotto l’ombrellone”.
Proposito attuato.
Alcune riflessioni.
Guevara è morto.
Granado è rimasto a Cuba.
Guevara racconta del suo primo viaggio in America Latina. Il viaggio che gli ha permesso di vedere e capire.
Da quel momento in poi niente per lui è stato più uguale a prima.
Il grande nemico aveva un nome e quel nome era Stati Uniti d’America.
Guevara era un guerrigliero, non era uno statista, non un ministro (se non per un brevissimo periodo post-rivoluzione), non un politico. Aveva buone intuizioni politiche, aveva una visione pulita, anzi PURA della politica, di quello che la politica dovrebbe essere. Aveva contribuito a liberare un popolo, gli aveva restituito la sua terra. Ma poi era passato oltre, il Congo, la Bolivia, poi che altro non so. Lui era un guerrigliero, non un politico.
Per fortuna è morto (oserei dire…) prima di vedere il resto.

Granado è rimasto vivo, è sopravvissuto all’amico più famoso e ha portato il peso di questa eredità. Ha portato fino alla vecchiaia il peso di essere stato il miglior amico del mito. E ha afforntato questo peso con una certa dose di fanatismo.
Cuba, nelle sue pagine, è il miglior paese del mondo. Cieco alla sconfitta del socialismo e del comunismo dell’Europa Orientale, cieco, sordo e muto di fronte alle difficoltà oggettive in cui si trova il suo popolo d’adozione. Lui è diventato l’araldo della perfezione del “metodo cubano” all’estero.
Sono sempre troppo scettica.
Mi piacerebbe credere che davvero esiste il paradiso, mi piacerebbe credere che davvero il socialismo possa essere la soluzione. Ma non ci credo più.
Può essere libero un paese con un solo partito?
Io dico di no.
Però non è libero neanche un paese con 40 partiti.

Quindi due libri che mi hanno dato tanto e tanto mi hanno fatto pensare, due libri da leggere sotto l’ombrellone, mentre la politica tace e si ha il tempo di pensare a come potrebbe essere un mondo migliore.

Perché i libri che amo di più sono quelli che mi permettono di fermarmi di tanto in tanto e dire a chi ho di fianco “Hey, senti qui...” e leggere, una frase, una pagina, anche solo una parola.
Leggendo questi libri mi sono fermata spesso a condividere le parole che leggevo.

E Cuba, alla fine, nonostante tutto, rimane il sogno del mio prossimo viaggio (e incontrare il vecchio Granado e dargli la mano e farmi dire da lui dove andare a vedere quanto è bella Cuba).

 
copertina del libro Un gitano sedentario, di Alberto Granado, ed. Sperling & Kupfer                 copertina del libro Latinoamericana, di Ernesto Che Guevara, ed. Feltrinelli