allucinazioni sonore + latte e i suoi derivati + electric six

tre giorni 3 concerti e un film

fine settimana intenso quello appena passato, con 3 concerti tra giovedì e sabato e un finale quasi splatter domenica.

allucinazioni sonore all’auditorium
giovedì sera all’auditorium Glen Branca ci ha assordato in un concerto allucinante di 100 chitarre elettriche, 20 bassi e 1 batteria. distribuzione gratuita di tappi per le orecchie all’ingresso (al cosa AVREBBE dovuto insospettirmi, immagino).
dunque, che suono producono 100 chitarre elettriche che suonano all’unisono?
è solo un gran rumore?
è la musica della città del futuro?
è la colonna sonora dei giorni a venire?
io so che, cullata dagli accordi distorti della marea montante delle chitarre, solo minimamente affievolite dai tappi, a un tratto mi è sembrato di sentire qualcosa di nuovo, un suono diverso, un altro suono, che non era direttamente prodotto da quelle chitarre e da quei bassi. una allucinazione sonora, appunto, che finalmente da un senso al nome della serata.

p.s. per dovere di cronaca c’è anche chi il concerto di cui sopra non l’ha apprezzato affatto, sostenendo che ben altre cose si sarebbero potute fare avendo a disposizione cotante chitarre, ma se Branca ha scelto di fare questa cosa qui a me va bene.

rock-pop-jazz-rap, quello che vuoi, purché sia demenziale!
tutto quello che i Latte e i suoi derivati riescono a fare sul palco sta tra "boh" e "otto passerotto", tra un medley di tutti i generi e tutti gli stili e la fiaba crudelissima del povero otto.
perché demenziale, come ci insegnano in primis gli Elii, non vuol dire scemo, né superficiale.
grazie a Lillo e Greg e derivati si passano un paio d’ore allegre ma pensanti (perché la sottile vena polemica, di critica, l’affronto aperto a quello che non va proprio giù, non mancano mai).

la settimana musicale è terminata con un disguido d’orario.
avendo vinto i biglietti per il concerto dei Girls in Hawaii (gruppo indie pop di sei ragazzi provenienti dal Belgio che sembra abbiano trovato la formula per la perfetta canzone pop), avremmo dovuto recarci al Circolo degli artisti alle 20.30, ma io non lo sapevo, quindi siamo andati, as usual, alle 23 (che come orario per i concerti al Circolo è anche presto…).
alle 23 però iniziava il secondo concerto della serata, quello degli Electric Six, che sono saliti sul palco a presentare la loro ultima fatica: "I shall exterminate everything around me that restricts me from being the master" (una fatica anche solo il titolo, in effetti…).
sono seguite due ore abbondanti di ottimo rock’n’roll, da ballare e da pogare (anche se noi siamo rimasti dignitosamente nelle retrovie, non conoscendo quasi neanche il nome del gruppo!).
bello anche il popolo riunitosi per l’occasione al circolo, tanti giovani americani e lingua ufficiale della serata l’inglese.
di Detroit, città delle automobili, ma anche capitale musicale americana, terra del Garage rock, gli Electric Six sono stati ottimi ambasciatori.
e come mi succede spesso ultimamente scopro che la musica dice del posto dove è nata molto più della migliore guida del Touring.

domenica mal di testa.
sarà stata l’overdose di concerti dei giorni precedenti, ma ho passato metà giornata stesa al letto al buio.
poi per finire il weekend come si deve ho deciso di andare al cinema a vedere "Non è un paese per vecchi" degli ottimi fratelli Cohen.
il film è vietato ai minori di 14 anni (e questo avrebbe dovuto farmi riflettere, ma invece niente… è evidente che io i sottili segnali non li so cogliere).
così mi sono ritrovata a vedere un film quasi splatter che con "Fratello dove sei?" non ha niente a che spartire.
diverso e molto lontano dalle mie aspettative, ma meritevole di tutti e quattro gli oscar che ha vinto, con uno Javier Bardem che più folle e allucinato non si può e un Tommy Lee Jones stanco e vecchio come solo le sue occhiaie possono esserlo.
un appunto: io Carla Jean (l’attrice Kelly MacDonald) l’avrei fatta doppiare a Valeria Golino, sarebbe stata la ciliegina sulla torta!

qualche link sparso:
Glen Branca
Hallucination City
Latte e i suoi derivati
Electric Six
e il loro myspace
Javier Bardem