salvatemi

salvatemi.

vi direi: salvate la mia anima, ma non ci credo…

però salvatemi dalla morte etica, salvatemi.

possibile che non ci sia un luogo sicuro dove lavorare senza vendere pezzi di coscienza?

possibile che non riesca lavorare salvaguardando le mie idee?

insomma, due anni fa correggevo un testo che esaltava l’uso degli OGM in agricoltura e mi beccavo un cazziatone (il testo passò nella versione originale) oggi scrivo come applicare il trattato di lisbona in italia…
io che il trattato di lisbona lo brucerei in un sabba!

salvatemi…

mi piace, ma non te lo dirò mai

un elenco delle cose che mi piacciono e di cui però mi vergogno?
sarà lungo, ma ci voglio provare…
d’altronde se si è fatta avanti D allora di che mi preoccupo, peggio di lei non potrò essere (insomma, a me la cocacola non piace e tiziano ferro mi onorridisce)!

dunque:

mi piace Lucio Battisti, non tutto, lo ammetto, ma quando lo sento non posso fare a meno di canticchiarlo, sarà l’eredità materna, i lunghi viaggi in auto senza autoradio ma con una mamma intonata, fatto sta che a me Battisti fa venire voglia di viaggiare e cantare. [cioè, se mi chiedi se mi piace Battisti ti dico di no, ma se lo mettono alla radio lo canticchio!]

mi piacciono le patatine fritte, e non solo quelle buone stile fish&chips irlandesi, ma anche (e soprattutto) quelle da pacchetto o tubo.

mi piace tanto e mi manca tantissimo il milk-shake di McDonalds, sono anni che non lo mangio, decenni forse, e lo so, lo so benissimo che è junk food, ma una volta all’anno? magari una volta ogni due anni? me lo potrei permettere… non sarebbe così grave…

mi piacciono le serie tv americane, l’ha già detto D, ma è la pura verità. poi è vero che, non avendo la tv diventa difficile diventare addicted di una serie, bisogna aspettare che esca in dvd, bisogna aspettare che qualcuno te la registri o le la presti o te la regali, insomma, per fortuna non ho la tv, altrimenti starei tutto il giorno a guardare Grey’s anatomy, Lost, Gilmore Girls, Friends, Doctor House e Sex & the City.

mi piaciono i libri di auto-aiuto sentimentale, sono incredibilmente ridicoli, inutili e sostanzialmente stupidi. lo sono così tanto che alla fine forse ti aiutano davvero, perché mentre stai lì che leggi quelle cazzate magari finisce che pensi "ma io sono meglio di cosìma io queste cose le so già" e così li butti nel cestino (o li presti a un’amica) e volti pagina!

mi piacciono i film "per sole donne", quelli che parlano di amicizie interminabili e di amori sognanti, quelli con le storie delle ragazzine in gruppo e le mamme impossibili. mi piacciono tanto, e li guardo mentre lui sta in piscina… così non pensa male di me!

chuck palaniuk – ninna nanna

mi ero dimenticata l’effetto che fa un libro di palahniuk.
mi ero dimenticata che il libro fatica a staccarsi dalle tue mani, anche se sei stanca, anche se devi uscire per andare a lavoro, anche se fuori ti aspetta la tua amica per l’aperitivo o lo shopping.

me ne ero dimenticata fino a sabato, quando, dopo tanto tempo, mi sono decisa a leggere ninna nanna.

erano anni che il libro stava lì, nella libreria, insieme a tutti gli altri di palahniuk, fight club, invisible monster, soffocare e survivor e non l’avevo ancora preso in mano, non so perché, forse perchè all’epoca ne avevo davvero abbastanza di palahniuk, di normalissimi mostri, di normalissimi cattivi, di normalissimi schizofrenici, quei libri li avevo letti tutti d’un fiato, uno di seguito all’altro e poi all’improvviso quell’ultimo era rimasto indietro, io presa da altre letture, lui perso nella libreria.

però sabato, decisa a fare piazza pulita di tutti i libri non letti (prima di comprare un altro romanzo finirò tutti quelli che giacciono nella libreria non letti) l’ho afferrato e stanotte l’ho finito.
l’avrei finito prima se non ci si fosse messa di mezzo la vita (il lavoro, la cena e la colazione, qualche impegno, una passeggiata).
perché i libri di palahniuk sono così, ti si attaccano alle dita e non riesci a liberartene.

ninna nanna non è "un thriller mozzafiato pieno di sorprese e suspence" e non fa sembrare "fight club una specie di piccole donne", come sparano in copertina, ma è pieno di idee geniali e modi di dire strabilianti. si rimane sempre spiazzati, tra la fine di un capitolo e l’inizio del successivo.

contiene pagine impagabili sulla società del rumore e sul grande fratello (che non ci osserva ma canta e balla).

le pagine in corsivo, flashback dal futuro, la cattiveria che viene fuori da ogni personaggio, la sete di potere, la paura e la rabbia che esplodono e fanno fare cose di cui non si valutano mai abbastanza bene le conseguenze.

uno stile tagliente, in cui sono le parole nude e crude a creare effetti, senza avverbi, senza aggettivi inutili. le ripetizioni di parole composte, inventate che hanno il ritmo del pensiero convulso, dell’urgenza.

un libro che, pur nell’assurdo della storia, ti lascia molto da pensare sulla società reale, ma, se non sbaglio, è proprio questo il genio di palahniuk.

da leggere (peccato per l’edizione, quindi, se vi riesce, fatevelo prestare 😉 ).

Ninna Nanna, Chuck Palahniuk, ed. Mondadori, copertina del libro

un tir, vedetela come volete voi

vero, sono mesi che non scrivo, ma che devo dire?
sbattuta qua e là per la penisola (lo so, mi sto lamentando, in fondo vado solo a Palermo e in fondo sono solo due giorni a settimana e, in fondo in fondo, questa è pure l’ultima volta), però è tutto così complicato!

fare la valigia, scegliere le mattonelle, pensare a dove mettere le prese e come posizionare gli altoparlanti e poi di nuovo fare la valigia, svuotare la cantina, inscatolare servizi di piatti, spostare mobili, chiamare tua sorella per dirle se vuole il servizio da tè con le rose stile inglese e poi fare di nuovo la valigia… quasi senza fine.

però una fine c’è. torno a roma, e forse, dico forse, per un po’ non mi muovo.
forse, e dico forse, le mattonelle le abbiamo scelte.
forse, ancora forse, i lavori cominceranno in settimana.
così potrò dedicarmi ad altro e finalmente potrò andare a comprare i freni nuovi per pedivella, che sennò, la prossima volta che incrocio un tir (o meglio che un tir mi taglia la strada… o che io taglio la strada a un tir, vedetela come volete voi) ci finisco sotto!