boris vian – la schiuma dei giorni

quanto mi prenderei a schiaffi quando scopro libri e autori così grandi, così belli e così importanti con un così imperdonabile ritardo!
boris vian
un nome che mi fa venire voglia di prendermi a schiaffi più di qualsiasi altro.
io ho conosciuto vian a partire dal suo capolavoro, la schiuma dei giorni.
pennac ha detto che questo libro andrebbe letto a 18 anni per la storia d’amore, a 40 per la critica sociale e a 60 per la tragedia e il pessimismo.
io l’ho letto a 35.
e così sono stata rapita da un mix di passione, critica sociale e tragedia.
vian è esploso nella mia vita.
musica, arte, filosofia, film, poesia, teatro e soprattutto romanzi.
cosa non ha fatto quest’uomo in 39 anni?
non sono abbastanza in gamba per scrivere altro su vian. la dignità me lo impedisce.

scrivo questa nota ascoltando in loop:
le deserteur, boris vian
masters of war, bob dylan
masters of war, pearl jam
il disertore, ivano fossati

bill bryson

bill bryson scrive bene.
scrive con uno stile scorrevole, tanto che mentre leggi hai quasi l’impressione di stare ad ascoltare il tuo zio preferito che ti racconta “di quella volta un africa quando…” o il tuo amico istrione che affascina tutta la compagnia con la storia delle sue vacanze estreme in islanda.
ma, come quando ascolti qualcuno da tanto tempo, e lo conosci bene, ogni tanto hai la strana sensazione che sai già quello che sta per dire, conosci già la fine della barzelletta, quella storia l’hai già sentita.
questo è l’effetto che mi fa ormai bill bryson giunta al terzo libro.
se “breve storia di (quasi) tutto” mi aveva fatto impazzire già dal nome (sbirciato sulla copertina del mio vicino di volo non mi ricordo più verso dove, ma in inglese… quel “a short history of nearly everything” mi aveva così incuriosita che non avevo avuto pace finchè non trovai il libro in italiano).
se le “notizie da un’isoletta” mi avevano accompagnato e introdotto alla mia prima avventura inglese.
questo “in un paese bruciato dal sole” mi è sembrato un po’ già sentito.

inoltre, ad aggiungere insoddisfazione verso il libro, c’è anche il fatto che non si capisce bene che razza di giro abbia fatto bryson in australia, da dove sia partito, dove sia arrivato… solo dopo un po’ si capisce che in realtà bryson racconta non di un solo lungo viaggio, ma di tante piccole capatine, puntate, incursioni… e questo toglie molta della magia del viaggio nel paese bruciato dal sole, che io mi immagino, non so perché, come un posto da esplorare in mesi e mesi di dure escursioni, un posto da conquistarsi passo passo.
a dire il vero ho letto in giro commenti di chi, avendo letto le versioni inglesi dei libri di bryson lamenta tagli incoerenti e al limite del brutale al testo (paura forse che gli italiani si spaventino di libri di oltre 300 pagine? motivi puramente economici? motivi ecologici?). quindi io non so se le incoerenze riscontrate qui siano dovute alla versione italiana. quello che so è che, se mi verrà in mente di comprare di nuovo un libro di bryson, lo comprerò in inglese.
così tutto mi sembrerà più nuovo.

la copertina del libro In un paese bruciato dal sole di bill bryson, edizioni TEA