patti smith + nick hornby – a long way down

concerti e letture – estate 2009 /1
patti smith a villa ada e a long way down di nick hornby

patti smith, concerto di inizio luglio.
certo il 6 luglio é tardi per dare inizio alla MIA estate romana, ma viste le vicissitudini degli ultimi mesi forse é giá un miracolo essere riusciti a mettere insieme almeno 4 o 5 concerti.

si arriva presto a villa ada quest’anno, perché c’é bisogno di trovare il parcheggio per la macchina (che nostalgia il ricordo dei concerti dell’anno scorso, quando ci arrivavo in bicicletta e parcheggiavo a fianco del palco… o la libertá del motorino che puoi lasciare quasi ovunque…). comunque si fa buon viso a cattivo gioco e arrivare presto a villa ada significa anche cenare a base di kebab e patatine fritte.
ci sono le sedie pronte (ipotesi neanche presa in considerazione) e noi ci sediamo.
sul palco un pianoforte a coda, suonato dalla figlia jesse smith, sul palco con il chitarrista lenny kaye.
arriva il pubblico, ci si siede, ci si sistema (e qui devo dire che mi sono alquanto innervosita… insomma, se a un concerto ci sono le sedie, si presuppone che si possa stare seduti, questo comporta che quelli che arrivano tardi non possono, o meglio non dovrebbero, mettersi IN PIEDI davanti a quelli con le sedie… e che cazzo! alla fine peró la musica vince e anche quelli seduti si alzano, e io mi domando, ma a che servono le sedie a villa ada?).

la voce di patti smith arriva, limpida e chiara da anni passati, e fa sempre un bell’effetto. é coinvolgente, allegra e allo stesso tempo impegnata.
dedica wing all’amico roberto (saviano) e la pelle si accappona, dichiara il suo amore a roma ricordando altri due poeti che, come lei, l’hanno amata molto (keats e shelley).
patti canta people have the power, canta e tutti cantano insieme a lei sotto il palco, ma a me, sconsolata, viene da pensare che "people had the power" e se lo sono lasciato sfuggire e ora ci teniamo quello che resta.

divertente e saggio allo stesso tempo, come la musica di patti smith é anche il libro di nick hornby a long way down, letto in inglese, frutto di uno scambio internazionale (gli aspiranti suicidi di hornby contro mille anni che sto qui di mariolina venezia).
innanzitutto partiamo a parlare del fatto che il libro si legge benissimo anche in inglese, nonostante lo slang londinese (il cockney, se non sbaglio) dei cui termini sono infarciti i diari (quasi dei blog) dei protagonisti. la maggior parte dei termini che vi risultano oscuri non compaiono neanche nel dizionario oxford, per cui io li ho allegramente relegati tra quelli "non fondamentali per il plot".
il romanzo regala una visione multipla della stessa storia, quattro punti di vista personali, come quattro macchine da presa puntate sulla stessa strada da angolazioni diverse.

martin sharp, egocentrico presentatore tv e seduttore di ragazzine.
maureen, madre ancora giovane, ma rassegnata e spenta, di un figlio malato.
jess, egoista ragazza in rotta con la famiglia e con il resto del mondo.
jj, musicista, senza piu una band e senza ragazza, americano a londra senza prospettive, consegna pizze a domicilio.

tutti e quattro si ritrovano la notte di capodanno sul tetto di un grattacielo londinese (famoso pare per essere preferito dagli aspiranti suicidi) con l’intenzione di farla finita.
decideranno invece di darsi una nuova possibilitá e si avvieranno insieme verso la strada che li fará diventare cosí diversi dalle persone senza speranza che erano stati su quel tetto a capodanno.

una storia non su come farla finita dunque, ma su come tirare avanti. per questo alla fine diventa tutto, anche il libro, in un certo senso, meno divertente e molto piú noioso, perché é come la vita. l’emozione é riservata a pochi momenti (stare su un grattacielo con i piedi che penzolano fuori dal cornicione). tutto il resto é noia (ma anche no).