manchester@aGlance

vita da mancuniana.
questi pochi giorni in inghilterra mi sono costati qualche chilo in piú e di certo la necessitá di una bella settimana detox al ritorno (povero fegato mio).
ma d'altronde come si fa a resistere davanti alle meraviglie delle bakery, degli starbucks, dei vari caffé nero (an italian company… e chi ce l'ha il coraggio di dirglielo ai mancuniani che in italia la catena caffé nero non sappiamo neanche cosa sia…).
che dire, la pizza da ciao italia non é pizza neanche in senso lato, ovviamente, ma perché non arrenderci e dire la veritá, cioé che pur non essendo pizza (chiamiamola in qualche altro modo…) non é male e a roma, per un prezzo equivalente, si mangia peggio anche la pizza vera!
e le jacket potato? vorrei chiedere perché mai noi non le abbiamo ancora importate, é davvero una cosa che non comprendo, te le puoi farcire come vuoi, ci puoi mettere dentro qualsiasi cosa (ma trattenetevi dal chiedere tuna mayo AND chili con carne, altrimenti vi ritroverete con mix quasi immangiabili).
e la soup kitchen, il tempio dei vegani, una bella zuppa calda con panino e burro e pepe profumato. e costa solo 4£.
e poi c'é "the curry mile", con i migliori doner kebab di manchester, i ristorantini indiani (che fanno vero biryani rice e verissimo aloo gobi), le tavole calde alal, le botteghe dove fumare la shisa.
ma non ho solo mangiato a manchester (anche se a dire il contrario forse si direbbe una bugia), ho anche studiato un po' di inglese, conosciuto tantissimi studenti sauditi e libici (pare che l'inghilterra ne sia invasa, con la stranissima conseguenza che i picadilly gardens sono una distesa pressocché ininterrotta di donne velate e scuri uomini barbuti), sono andata in giro a fare shopping visivo (che consiste nel guardare tanto e comprare quasi niente, causa le regole rigidissime di ryanair riguardo i bagagli a mano).
cosí ora conosco palmo palmo tutta market street, ho scoperto il tempio del vintage, dei tatoo, delle perline e delle magliette manga-inspired (l'Afflecks Palace, una specie di mercatino in verticale). ho visitato instancabilmente whittard e mark&spencer.

ho visitato chester, la cittadina dei negozi su due livelli, degli scoiattoli piú socievoli mai visti (e dei cigni piú affamati) e di un'orchestra che avrebbe fatto bella figura anche sul ponte del titanic (insomma, hanno suonato senza sosta sotto il diluvio universale o qualcosa che gli assomigliava molto!). sono giunta per sbaglio (non mio, ma di D) sulla riva sbagliata del fiume di liverpool e proseguito per il piccolo port sunlight, villaggio industriale realizzato dalla famiglia lever per ospitare gli operai della fabbrica di sapone. qui lady lever raccolse, nella dimora famigliare, capolavori indiscutibili di dante gabriel rossetti, ford madox brown, edward burne-jones, everett millais, e poi constable e turner, quasi un po' in disparte (e alla galleria non manca neanche un bel quadro di sickert, il supposto jack lo squartatore, secondo la scrittrice patricia cornwell).
di passaggio a liverpool puó capitare, infine, di imbattersi nel divertentissimo lam-b-anana, il simbolo della capitale europea della cultura nel 2008, un incrocio tra un agnello e una banana).

da manchester poi é un passo arrivare in galles e stupirsi dei cartelli scritti in una lingua pressocché priva di vocali e dei castelli in riva al mare.
conwy e llandudno, un castello e un molo sul mare, per ricordarsi che le 14 non sono un buon orario per pranzare in inghilterra e per vedere bambini pescare meduse da un pontile.

e poi si dice che in inghilterra piove sempre… sará che mi fanno un favore speciale, ma ultimamente becco piú bel tempo oltremanica che sulla riviera adriatica. per questo ci siamo uniti a stupiti inglesi in canottiera e infradito per passare una giornata al sole nel meraviglioso tatton park.
e qui posto l'unica foto di questa vacanza…
a presto manchester, a presto D, a presto pallido ma bel sole inglese!

il giardino giapponese di tatton park in primavera

irene nemirovsky – come le mosche d’autunno

Némirovsky Irène, Come le mosche d'autunno, ed. Adelphi (immagine della copertina)

Il primo dei libri piú sottili di un centimetro che ho scovato nella libreria é Come le mosche d’autunno, di Irene Nemirovsky.
La rivoluzione russa come non l’avrese immaginata. vista da una figlia del popolo che la osserva e la vive con gli occhi dei suoi padroni.
Una vecchia domestica che ha passato la sua vita a servire e a crescere i figli di una famiglia che non é la sua e che ora vede annullarsi stordita e smarrita, come le mosche in autunno, senza speranza.
Una vecchia che muore aspettando la neve che non scenderá nella piovosa Parigi, aspettando il freddo lucido e tagliente della sua Russia in una Parigi nebbiosa.

Némirovsky Irène, Come le mosche d’autunno, ed. Adelphi

piccola libreria

ci sono libri che si leggono in due ore e che io ultimamente leggo in due settimane! ho poco tempo, lo rubo qua e lá, di solito al sonno, ma sono felice lo stesso, perché tutto il tempo che non leggo di solito vivo…
(lo so che questo contrasta con quanto scritto nella colonna qui di sinistra, ma le cose cambiano e, sebbene non abbia voglia di aggiornare la frase che mi ha accompagnato dal 2003 a oggi, ció non vuol dire che io sia sempre rimasta la stessa da 7 anni a questa parte).

per questo, contrariamente a quanto ho piú volte affermato, ultimamente prediligo libri piccoli, sottili, da leggere in poco tempo.

inoltre ultimamente mi sono anche convertita al prestito interfamiliare/amicale, perché lo spazio é poco, la libreria nuova é giá quasi piena e io ultimamente compro solo libri illustrati 😉

i (mini)libri di cui scriveró quindi nei prossimi tempi (e giuro che ne scriveró, perché me la sono posta come una necessitá) vengono tutti da una stessa libreria. quindi prima di iniziare con la prima recensione vi descrivo un po’ l’origine e il luogo.

una piccola libreria, che sta, quasi dimenticata, in una grande stanza poco usata di una grande casa. una grande casa piena di libri (e priva di televisori, ma che ve lo dico a fare, tanto é noto che da queste parti televisori non ce ne sono… e a proposito dovrei convincere anche la rai, un giorno di questi…).

la piccola libreria sopporta anche il peso, oltre che dei libri piccoli rigorosamente in doppia fila, anche di vetuste videocassette VHS, con registrati sopra vecchi film, film per bambini e grandi classici (due cose che stanno molto bene insieme ai piccoli libri).
proprio per questo aspetto dimesso da vecchio scaffaletto dimenticato la piccola libreria mi ha incuriosita, e, a poco a poco, di settimana in settimana, sono andata a leggermi i suoi libri.

c’é da dire che nella grande casa i libri sono ovunque, posti a riposare (ma non a prendere polvere) in un DISORDINE NATURALE, senza alcuna possibilitá di sapere se esiste (o esisteva in passato) un qualche oridne iniziale, che so, un’idea primordiale di sistemazione alfabetica o cronologica o per collane ed editore. nella grande casa i libri hanno invaso ogni angolo. non é dato sapere quanti sono, si sa solo che sono tanti e che continuano ad aumentare, con la ricchezza propria della curiositá e dell’intelligenza sempre viva, con l’ineluttabilitá del fatto che ogni libro se ne porta appresso altri cento.

cosí i libri che pesco dalla piccola libreria hanno in comune tra loro solo una cosa: lo spessore minore di un centimetro!

libreria [da azkaban]