andrea camilleri – la tripla vita di michele sparacino

la tripla vita di michele sparacino di andrea camilleri
montalbano non è la mia lettura preferita. di camilleri io preferisco le rime acute contro il premier e un paio di libri ambientati in epoche lontane:
la scomparsa di patò e ora la tripla vita di michele sparacino.

scovato nella piccola libreria, innanzitutto mi ha incuriosito per la copertina, così diversa dai soliti adelphi.
poi, subito dopo la copertina, è la bravura di camilleri che ti affascina. ogni parola e ogni aggettivo e il modo in cui è articolata la trama e il susseguirsi degli episodi.
il gusto per l'insolito, la consapevolezza che la sicilia è un luogo "a parte" (che nessun ponte riuscirà a uniformare al continente) in cui un uomo può vivere 3 volte, e una da morto. l'idea originale, la storia assurda.
michele sparacino vive tre volte, è un nemico dell'ordine costituito, inventato da un giornalista sfaticato, è un giovane che finisce a caporetto quasi senza capire perché e come, ed è, infine, il milite ignoto sepolto sotto all'altare della patria. e, anche se la terza non è proprio "vita", la storia ti lascia con il sorriso sulle labbra, anche se è un sorriso amaro.
perché poi io ci leggo la denuncia dei motivi dell'arretratezza di una terra che, anche se in piccola parte, è la mia terra, l'insensatezza della guerra, il dolore di tutte le madri, la scomparsa di una generazione.

la tripla vita di michele sparacino di andrea camilleri, BUR Biblioteca Universale Rizzoli

george orwell – 1984

1984, george orwell
previsione errata di circa 10 anni, sempre meglio di nostradamus.

(ci sono libri che ogni tanto bisogna rileggere. a 20 anni dalla prima volta 1984 è un libro diverso. vent'anni fa, quando ne avevo solo 17!, mi aveva impressionato la società del futuro e la divisione in classi. oggi mi sconvolge la lucida denuncia della cancellazione della memoria.)

p.s. per dire quanto sono in ritardo con le recensioni… quest'estate sotto l'ombrellone chiacchiero con il ragazzo che vende i libri di terre di mezzo. vede che leggo 1984 e mi chiede perché il libro non ha un titolo. gli spiego che la data è il titolo e che parla del futuro. ridiamo un po' per questo controsenso. gli racconto che parla della dittatura, del grande fratello, del controllo delle masse. gli dico che è un libro senza speranza e gli assicuro che è un libro fondamentale, uno dei più belli scritti nel '900. mi dice che lo leggerà. speriamo. avrei dovuto regalargli la mia copia. mi sono pentita molto di non averlo fatto.

p.p.s. se la vendita di libri sotto l'ombrellone prenderà piede io sarò una donna finita, perché a braccialetti e parei resisto, ma ai libri proprio no…

musica e parole

dimentica una cosa al giorno,
come i tratti di un disegno,
perché devi cancellarlo
prima che ti prenda il sonno,
quasi dopo tanto tanto amore,
madre,
non avessi amato mai.

dimentica una cosa al giorno,
l’albero che arrampicavi,
l’uomo che giocava il cielo,
l’uomo che tu perdonavi,
la ferita dell’addio dai figli, madre,
una cosa al giorno, sai…

per non scordarle tutte insieme,
tutte all’ultimo minuto,
quando il cuore non ce la fa più
a reggerle,
tenerle tutte lì,
e non potrai sorridere così.

dimentica una cosa al giorno,
Napoli,
la nostra casa,
l’uomo che ti uscì da un sogno,
che brillò nella tua ombra,
tutto quello che ci hai dato,
madre,
e non hai voluto indietro mai.

dimentica una cosa al giorno,
madre,
grande lago calmo,
prima stella della sera,
foglia gialla dell’autunno,
vecchio cucciolo all’abbraccio che volevo darti
e non ti ho dato mai.

e se in quell’ultimo momento
si sciogliesse tutto il tempo,
e tu senza dolore andassi via,
io ti terrei la mano nella mia.

ma dopo aver dimenticato
tutto quello che è passato,
come un vento che non soffia più,
dimentica, per ultimo, anche me
o non potrei dimenticare te.

(qui la musica)

rosamunde pilcher – la camera azzurra e altri

rosamunde pilcher, come dire harmony. c'è anche questo nella piccola libreria.
vero, ci sono anche una mezza dozzina di gabriel garcia marquez, qualche michele serra e vari piccoli russi (tutti letti e in attesa di recensione).
ma talvolta quello che ci vuole è proprio rosamunde pilcher.
ed è vero, dopo 12 pagine sai già come andrà a finire (chi sposerà chi e così via).
ed è vero, dare rosamunde pilcher in pasto a una tredicenne potrebbe fare più danni di una sessione di rieducazione culturale cinese.
e, per fortuna, non è vero che <nei libri di rosamunde pilcher c'è tutto quello che sogna una donna> (quarta di copertina a firma di Grazia, il noto settimanale femminile).
donne che sognano il principe azzurro, giovani fanciulle in fiore, brutte ma non in modo irrimediabile, povere figlie che diventano ricche prima di diventare vecchie, matrigne gentili e giovani su rombanti spider.
c'è, in rosamunde pilcher, tutto un universo di speranze gentili.
in rosamunde pilcher c'è anche grazia e levità.

io, che il principe azzurro non l'ho mai sognato, io, che temo proprio che l'amore romantico sia un'invenzione di hollywood, io, che vorrei avere una figlia femmina proprio per insegnarle che tutto ciò è finto, di cartapesta, se non addirittura sbagliato e che queste storie edulcorate servono per domarci, io, quando sono stanca e ho bisogno di riposare e spengo la parte dei miei neuroni che fanno di me una "femminista" (perdonate, al solito, l'imprecisione del termine), ebbene, trovo che rosamunde pilcher sia riposante e faccia anche bene. e sia, in un certo senso e in una certa misura, terapeutica.

comunque, perché la terapia faccia effetto non bastano poche pagine. per questo, messami d'impegno, in quattro giorni ho letto:
la camera azzurra;
neve d'aprile;
settembre;
ritorno a casa.

un paio di questi sono mattoni memorabili (più di 500 pagine) ma si leggono con una certa facilità (quasi fosse anagramma imperfetto di felicità, maestro perdonami!).

in quattro giorni per 1800 pagine ho avuto modo di prendermela per qualche traduzione sbagliata (i campi degradanti…) e di pensare che letti in inglese potrebbero diventare un ottimo esercizio di manutenzione della lingua (salvo che poi mi troverei a parlare un gergo un po' troppo ottocentesco e signorile… forse è meglio se continuo con nick hornby e il suo gergo scurrile).
ora, sulla via di ritorno verso casa e verso la vita quotidiana, lascio rosamunde pilcher per altre letture.
una pausa in fondo è solo una pausa.

in sella!

ho perso un'ora di lettura al giorno (*).
ma ho riguadagnato la libertà.
sono di nuovo in sella (**)!

(*) il tempo che impiegavo ad andare e tornare dall'ufficio in metro ogni giorno.
(**) pedivella, accessoriata di un nuovo fiammeggiante seggiolino posteriore per bambini fino a 25Kg, sfreccia di nuovo per le strade di roma…