5di52 L’altra figlia, di Annie Ernaux

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L’altra figlia, di Annie Ernaux
Come ho già scritto anche questo libro l’ho letto perché certe volte il prestito interbibliotecario decide per te e ti concede di leggere prima quello che avresti voluto leggere dopo, e viceversa. ma bisogna sapersi accontantare, perché le biblioteche comunali sono luoghi preziosi da amare.
L’altra figlia è un libro scritto come una lunga lettera indirizzata alla sorella dell’autrice, morta prima della sua nascita. Il racconto raccoglie i brevissimi e labili indizi della vita della sorella mai conosciuta, per dare un senso all’infanzia stessa di Annie Ernaux.
Ma è possibile riuscire a dare un senso al fatto di non essere “la figlia“, “una figlia unica“, ma “l’altra figlia“, la seconda, quella che ha preso il posto della prima e che non ci sarebbe stata se la prima non fosse morta due anni prima della nascita di lei?
Dare un senso alle foto trovate per casa, nei cassetti o tra qualche libro, in cui una bimba (ma sono io? sembro io, eppure non mi “riconosco”) guarda l’obiettivo o gioca o tiene per mano il suo papà (il loro papà).
Ancora una volta una vicenda personalissima diventa universale dialogo con il passato, con l’infanzia, con i propri genitori che non sono solo “i tuoi genitori“.
E per me, che bambina sognavo, terrorizzata e affascinata, di essere figlia adottiva, di non essere “come gli altri fratelli“, di essere così “diversa“, questo racconto diventa quasi una terapia. Un percorso di ritorno all’infanzia, alle mancanze di senso che ci sono sempre in quegli anni, alle assolutezze che devastano il cuore di dolore (non mi amano come amavano “lei”, non potrò mai essere perfetta come “lei”).

4di52 – Carne viva, di Merritt Tierce

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Carne viva, di Merritt Tierce
appena finito e anzi, anche mente a lo leggevo, questo libro mi è sembrato “brutto”.
disturbante.
la storia di una diciassettenne di belle speranze, stroncate da una gravidanza inattesa, che butta via la sua vita tra droghe, alcool, sesso e un lavoro tanto sfiancante quanto “servile”.
eppure con un po’ di distanza, passati pochi giorni, mentre il libro sedimentava lentamente nella memoria, alcuni elementi della storia sono emersi, altri si sono chiariti e altri ancora sono stati mitigati, attenuati dal ricordo.
così a qualche giorno di distanza mi trovo a dover cambiare il mio iniziale giudizio.
perché di questo libro mi sono rimasti in mente i brevi flashback con i quali a poco a pochi si svela il passato ovattato ma inconsapevole mentre scorre un presente degradante e consapevole.
e diventa più chiaro il senso della punizione che Marie si autoinfligge, il dolore per un peccato che non era preparata ad affrontare e la sua completa solitudine.

3di52 – Passione semplice, di Annie Ernaux

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Passione semplice, di Annie Ernaux
scrivo queste due righe su passione semplice influenzata dal giudizio che mi sono fatta sul suo capolavoro: Gli anni, che però ho letto dopo (eh già, prendere i libri in biblioteca è questione di precari equilibri tra una data di restituzione e un prestito interbibliotecario).
volevo leggere Annie Ernaux perché ne avevo sentito parlare. volevo leggere Gli anni perché era il suo capolavoro. in biblioteca non c’era. allora ho preso Passione semplice.
e sulle prime mi sono domandata cosa davvero ci fosse di così tanto interessante in un libretto scarno, scritto con una lingua talmente realista da sembrare quasi “medica”, che racconta di un fatto personale da un punto di vista più che personale, soggettivo, intimo, “interno”.
mi sono domandata anche se avesse avuto senso pubblicarlo come un racconto. ho pensato: “gliel’hanno pubblicato perché è famosa. questo racconto è un diario. niente di più. senza sviluppo, senza una trama“.
poi a poco a poco, dopo averlo finito (e ancora di più mentre leggevo, dopo questo, anche Il posto e L’altra figlia e infine, finalmente, Gli anni) mi sono resa conto di cosa era successo.
Annie Ernaux aveva condiviso con me (proprio con me, con nessun’altra) la storia semplice eppure spudorata della sua passione. e che questa storia era la storia di ogni passione.
l’attesa, il desiderio, la vita piena del vuoto che c’è tra un incontro e un altro. niente altro da fare, da pensare, da vivere.
Annie Ernaux riesce a mostrarci in un racconto quello che succede con il tempo: il tempo infinito, dei secondi che durano giorni, delľattesa. il tempo concreto, corporeo, fisico dei secondi che sono respiri delľincontro. il tempo veloce che scorre senza lasciare segni quando l’amore è finito, quando “mi sembra ieri che aspettavo la sua telefonata“.

2di52 – 11 solitudini, di Richard Yates

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Undici solitudini, di Richard Yates
11 racconti brevi che sembrano tutti “altri punti di vista” rispetto a Revolutionary Road.
perché Richard Yates scrive comunque della sua vita. o di visioni parziali e anamorfiche della sua vita.
uomini che bevono, che sono appena entrati o appena usciti da una clinica per disintossicarsi. donne che hanno appena deciso di avere, non avere, volere, non volere un figlio, scrittori che hanno appena iniziato o appena finito di scrivere un libro.
uomini che finiscono in sanatorio, che tradiscono le mogli e che ne sono traditi, che vivono in periferia e sognano new york. maestre giovani e carine e maestre zitelle e acide, tutte comunque incapaci di capire i bambini e i poveri orfani loro affidati. soldati, reduci, con le medaglie e senza, suonatori di jazz.
in una America tra gli anni ’50 e gli anni ’60 che ha appena capito che le promesse di grandezza post guerra erano una finzione e che sta appena cominciando a capire che altre guerre saranno comunque inutili.
mentre si impone un sistema di mercato che alcuni già guardano con sospetto (solo per ricevere di contro lo stesso sguardo sospettoso).
e un titolo dice esattamente tutto quello che c’è da capire di questi 11 racconti.
11 piccoli o grandi dolori.
racconti di pezzi di vita dentro cui ci si affaccia a volte in modo anche un po’ brutale e che ci vengono sottratti quando ancora avremmo avuto voglia di saperne di più (che succede poi?).
uno stile scarno, preciso, decisamente “quotidiano“.
e per me che non amo i racconti comunque una scoperta illuminante.

“Ma la perfezione se è facile da ammirare, è difficile da amare…”

1di52 – Revolutionary Road, di Richard Yates

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Revolutionary Road di Richard Yates.
non si può leggere tutto e per quanto io sia sempre e comunque una lettrice seriale (folle e onnivora, compulsiva e ossessiva) tante, tante, tante cose mi sfuggono.
troppe.
quest’anno quindi il proposito è colmare alcune lacune e fare nuove scoperte.
tra le lacune da colmare c’era Richard Yates.
ho deciso di leggerlo su consiglio di una amica che in realtà mi parlava del film, che pure non avevo (e non ho) ancora visto.
e così, senza adeguata preparazione, mi sono trovata invischiata nella storia di Frank e April.
anni ’50, Connecticut, il sobborgo di Revolutionary Road, casette bianche e rosa, giardini con il prato curato e la macchina parcheggiata davanti.
la guerra è finita da poco, i ricordi di quello che “poteva essere” sono ancora vividi, così come le città europee dei giorni della liberazione.
le aspirazioni, i sogni e i desideri di questa generazione di giovani uomini e donne sono diversi da quelli dei loro padri, da quelli di “prima” della guerra. ma la società non è ancora pronta per questi sogni.
non è pronta perché April possa decidere se avere un figlio.
non è pronta perché Frank possa lasciare il suo lavoro per Parigi.
non è pronta perché le apparenze siano meno importanti della sostanza.
e così April Wheeler mette fine all’inganno.
il finale è tragico e leggerlo fa male al cuore.
eppure Yates racconta di aver scritto il libro proprio a partire da lì, da April morta in un bagno di sangue, e di aver scritto il resto perché quella morte assurda non fosse più tale.
la morte di April però resta assurda, ma non perché incomprensibile, anzi al contrario, la morte di April è assurda perché necessaria. perché non c’era nient’altro da fare se non morire.

e vorrei ancora dire due parole, però molto timide (visto che lo leggo in traduzione), sulla scrittura di Yates.
mi ha colpita la precisione dei dialoghi, la cura nella scelta delle parole che servono a dipingere un’emozione senza descriverla, ma facendola “provare” per mezzo dei dettagli.
parole mai banali, frasi perfette.
Revolutionary Road è un capolavoro.
e io sono felice di aver iniziato l’anno così.

52di2017

52di2017
è dal 2013 che non aggiorno questo blog.
ma riprenderò adesso perché ho la necessità di prendermi un impegno.
quello di leggere di più, di leggere in modo sistematico, di leggere con un obiettivo.
l’obiettivo è leggere 52 libri nel corso del 2017.
e non solo.
leggerli e scriverne qui. per non perdere la memoria.
perché un impegno reso pubblico è più difficile da disattendere.
perché bisogna tenere la mente allenata e le mani pure.
perché le parole che mi frullano nella testa possano trovare un ramo su cui poggiarsi e riposare.