13di52 – Quando siete inghiottiti dalle fiamme, di David Sedaris

Mi ci voleva proprio un libro così divertente e sopra le righe dopo tanta serietà e sobrietà!
Grazie Cindy!
Sedaris racconta gli episodi che gli capitano nella vita con un’ironia e uno sguardo così originale che più di una volta mi sono messa a ridere in metropolitana, come una scema, da sola.
Poiché i racconti sono autobiografici io mi immagino che Sedaris viva da solo, odiato o ignorato da amici e parenti che non gli vogliono più rivolgere la parola per il terrore di finire sbertucciati nelle pagine del suo prossimo racconto. Ogni cosa gli capita nella vita finisce scritta su un blocchetto di appunti e poi, a tempo debito, finisce dentro un libro.
Io avrei paura a esser amica di uno così :-).
Così, racconto dopo racconto, vengo a conoscere i particolari della vita di David Sedaris, scritti con implacabile ironia (la storia del verme nella gamba, la storia di come per smettere di fumare si è trasferito in Giappone, il suo primo appartamento, lo scheletro in camera da letto…).
Cindy mi consiglia “Mi raccomando: tutti vestiti bene”, ma in biblioteca non si trova…

12di52 – Crepuscolo, di Kent Haruf

Se esistesse la contea di Holt, in Colorado, mi piacerebbe andare a viverci, lo dice anche Piperno sulla quarta di copertina, e io sono d’accordo con lui.
È così.
Perché sembra che a Holt vivano persone straordinariamente vere.
Sentimenti autentici, dialoghi normali, piccole e grandi sofferenze affrontate con dignità o con disperazione (ma senza eccessi).
Proprio come accade nella vita normale.
A Holt tutto è normale e questa normalità Haruf la racconta con serenità.
Crepuscolo è il terzo libro della trilogia “Il canto della pianura”, ma io non lo sapevo e l’ho letto per primo, ma non  credo sia tanto importante leggere i tre libri in sequenza.
Crepuscolo è un libro scritto con una lingua piana, senza nessun eccesso, una lingua piacevole, mai alterata, sempre un minimo (giusto un po’) sottotono.
In Crepuscolo le persone lavorano sodo, escono di rado, si parlano con parole semplici.
Ma è questa semplicità, secondo me, la magia di questo libro. La semplicità della vita che se ne va e che ricomincia, sempre. Perché qualcuno muore, qualcuno nasce, qualcuno si innamora, qualcuno parte o resta o si perde.
Ecco, quando andrò in America mi piacerebbe trovare la contea di Holt e fermarmi a fare benzina alla stazione di servizio sulla strada e mangiare in boccone nel pub in centro e guardare i pascoli sfilare via dietro il finestrino.

11di52 – 20 lezioni d’amore, di Armando Massarenti

mah.
boh.
E lo so che è colpa mia.
Solo mia.
È colpa mia averlo preso in prestito in biblioteca (che m’ha detto la testa?).
È colpa mia che me lo sono voluto finire (eppure Pennac ci aveva detto che potevamo lasciare i libri a metà, vero? Voglio dire, secondo Pennac, lasciare a metà un libro è meno grave che fare le orecchie alle pagine!).
La filosofia mi affascina ma ho perso il treno. Al liceo, complice una prof davvero inutile, non l’ho mai studiata per bene. All’università non mi bastavano gli esami per studiare tutto quello che volevo sapere.
E così ora ogni tanto ci provo. Ma questo strano bignami non è stato una buona soluzione.
Solo a metà della lettura ho trovato un valido motivo per queste ore altrimenti “perse” (anche se mai il tempo passato a leggere è perso): l’apologia delle orecchie ai libri, delle sottolineature e delle note a margine fatta addirittura da Seneca.
E ora basta, ubi maior…

10di52 – La morte della farfalla, di Pietro Citati

10di52
La morte della farfalla, di Pietro Citati

In onore della mia agenda ho deciso di scoprire chi fosse Zelda.
E sono così arrivata a questo piccolo libro di Pietro Citati: La morte della farfalla, che parla di Zelda e di suo marito Francis Scott Fitzgerald.
Non conoscevo la storia personale di Fitzgerald e non sapevo nulla della dolorosa vita di sua moglie e della malattia che la colpì.
Il racconto è tenero ma giusto, ci mostra la farfalla e il fuoco che la bruciò. Ci apre le porte di case di lusso dietro le quali si nasconde dolore e sofferenza.
Zelda che possiamo vedere in sgranate foto d’epoca e che possiamo conoscere nelle frasi rubate alle sue lettere, musa e dea incontrastata dei romanzi scritti dal marito, trasfigurata un ogni protagonista femminile.
Zelda che entra e esce da cliniche dove non possono guarirla, che ama suo marito e lo tradisce, che è gelosa di sua figlia e non sa giocare con lei, che vuole diventare ballerina quando è troppo tardi.
Ora con curiosità sto cercando il suo unico romanzo “Save me the waltz” e ho piazzato nella wishlist in biblioteca tutti i romanzi di Francis Scott Fitzgerald.