14di52 – Canale Mussolini (parte seconda), di Antonio Pennacchi

Se hai letto la prima parte di Canale Mussolini è naturale che ti venga la curiosità di leggere il sequel.
E come spesso accade con i sequel capiterà che rimarrai deluso.
Perché deluso?
Ma, forse anche solo perché oramai la bellezza della novità (il misto di dialetto veneto e italiano, la presenza di un narratore e di un ascoltatore “reali” e interni alla trama del romanzo) non c’è più e rimane la storia, che un po’ è complicata (questo è uno di quei libri che, arrivata a pagina 100 mi prenderei a schiaffi per non aver segnato fin da principio tutti i nomi, i legami, l’albero genealogico completo), e un po’ è lunga e quindi procede tra alti e bassi.
Pennacchi alla fine si riserva il diritto di raccontare ancora in un altro “cunto” quindi non è detto che non arriverà la terza parte e sono certa che leggerò anche quest’ultima.
Quello che è certo è che il romanzo ti fa venire una voglia matta di saltare in macchina e precipitarti a Littoria, pardon, Latina, per vedere quello che era e quello che è. Ed è certo che il lungo racconto serve a ricordarci quanto è sottile il confine tra noi e gli altri (antifascisti, fascisti, collaborazionisti, guardie, ladri, pro e contro), quanto la resistenza sia stata eroica, quanto sia stata terribile la guerra civile dei fratelli contro i fratelli.
E visto che si avvicina il 25 aprile, direi che non c’è lettura più adatta.