18di52 – La ragazza delle arance, di Jostein Gaarder

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La ragazza delle arance, di Jostein Gaarder

Se Il mondo di Sofia fa parte del mio bagaglio di letture di ragazza, questa bella lettera a 4 mani, da padre a figlio, sento che mi rimarrà nel cuore ora che sono madre e, come si dice, “posso capire”.
Un padre che sa di dover morire a breve scrive una lettera al figlio adolescente che sa che non potrà conoscere. E se lo spunto narrativo è strappalacrime, tutto il romanzo giocato sugli incastri tra le parole del padre dal passato e quelle del figlio nel presente è lieve e insieme profondo.
Mi ha commossa. E mi ha fatto pensare a quante cose bellissime diamo per scontate, a partire dal tempo.
Un libro che si porta con sé buoni propositi per il futuro è un buon libro.
Un libro che puoi passare al tuo vicino di letto suggerendogli di leggerlo è un buon libro.
Un libro che sei sicura non dimenticherai è un buon libro.

17di52 – Stargirl, di Jerry Spinelli

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Stargirl, di Jerry Spinelli

Un libro per adolescenti, letto prima di passarlo a mia nipote 🙂
Ambientato in una scuola superiore americana dove pare che per affermare la propria personalità sia necessario parlare coi topi e vestire di gonne a fiori.
Non ho 15 anni (per fortuna :-)) quindi non mi è piaciuto.
Sentirò cosa ne pensa mia nipote!

16di52 – I veri nomi, di Andrea De Carlo

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I veri nomi, di Andrea De Carlo

De Carlo, una lettura facile e senza pretese, che avrebbe dovuto farmi recuperare un po’ di giorni (visto che Canale Mussolini e Il Centenario erano lunghi e ho sforato con i giorni).
Ma invece la storia, che inizia svelta, a un certo punto si arena e non c’è verso di farla procedere e la lettura diventa un po’ faticosa, lenta.
Come si dice? Un po’ libro “generazionale”, un po’ “bildungsroman”, un po’ libro di formazione, un po’ beat generation e on the road, un po’ Thelma e Louise al maschile… La storia di due ragazzi che per noia finiscono in un enorme pasticcio.
De Carlo musicista e scrittore che vuole unire le due passioni (l’inizio è così convincente che sembra autobiografico).
Mi sarebbe piaciuto ascoltare il cd che originariamente doveva essere allegato al libro, ma la mia copia ne era sprovvista. Immagino sarebbe stata la colonna sonora perfetta per questa lettura.
Ho lasciato la mia copia alla stazione La Fayette della metro di Parigi. Spero che il libro faccia buon viaggio.

15di52 – Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, di Jonas Jonasson

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Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve, di Jonas Jonasson

Un libro assurdo.
Pieno di humour e surreale.
Ripercorre la storia degli ultimi 100 anni dal punto di vista di un uomo che per non volersi mai interessare di politica in realtà è stato un politico per tutta la vita (no, non è neanche per sbaglio e neanche di striscio un libro che possa essere considerato “storico”, neanche alla larga, ma sta di fatto che cita episodi della storia degli ultimi 100 anni e alla fine una un ripassino se lo fa).
Un libro che si legge con piacere per tutte e 446 pagine, un libro per sorridere e divertirsi.
Un libro leggero (tranne che se te lo porti in borsa sulla metro ogni mattina per una settimana) che fa piacere leggere perché innanzitutto è scritto bene ed è tradotto bene (il che è sempre meno spesso una cosa da dare per scontata).
Finito il libro viene voglia di vedere il film, ma per quello c’è tempo.
Nel frattempo una domanda: chi non lo vorrebbe un nonno così?

14di52 – Canale Mussolini (parte seconda), di Antonio Pennacchi

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Canale Mussolini (parte seconda), di Antonio Pennacchi
Se hai letto la prima parte di Canale Mussolini è naturale che ti venga la curiosità di leggere il sequel.
E come spesso accade con i sequel capiterà che rimarrai deluso.
Perché deluso?
Ma, forse anche solo perché oramai la bellezza della novità (il misto di dialetto veneto e italiano, la presenza di un narratore e di un ascoltatore “reali” e interni alla trama del romanzo) non c’è più e rimane la storia, che un po’ è complicata (questo è uno di quei libri che, arrivata a pagina 100 mi prenderei a schiaffi per non aver segnato fin da principio tutti i nomi, i legami, l’albero genealogico completo), e un po’ è lunga e quindi procede tra alti e bassi.
Pennacchi alla fine si riserva il diritto di raccontare ancora in un altro “cunto” quindi non è detto che non arriverà la terza parte e sono certa che leggerò anche quest’ultima.
Quello che è certo è che il romanzo ti fa venire una voglia matta di saltare in macchina e precipitarti a Littoria, pardon, Latina, per vedere quello che era e quello che è. Ed è certo che il lungo racconto serve a ricordarci quanto è sottile il confine tra noi e gli altri (antifascisti, fascisti, collaborazionisti, guardie, ladri, pro e contro), quanto la resistenza sia stata eroica, quanto sia stata terribile la guerra civile dei fratelli contro i fratelli.
E visto che si avvicina il 25 aprile, direi che non c’è lettura più adatta.