08di52 – Dodici ricordi e un segreto, di Enrica Tesio

Enrica Tesio è la mia blogger preferita, parimerito con Elasti. Ho letto il suo primo libro e ho visto il film con Ambra Angiolini, d’estate, in una arena all’aperto in Sicilia e ho passato 2 ore davvero in pace, divertendomi, ridendo e sognando anche un po’.
Mi piace come scrive, in modo piano, semplice e accurato. Mi piacciono le storie che racconta, storie normali, quotidiane e sentimentali.
Sentimentali perché piene di sentimenti, che sono poi quelli che ti fanno muovere, agire, commuovere.
Questa è la storia di un nonno, di una figlia e di una nipote. Ed è la storia di un segreto tenuto chiuso nella mente tanto a lungo da essere quasi scomparso.
Ma la cocciutaggine, che nasce dell’amore, della nipote lo riporta in vita e grazie alla scoperta di questo segreto tutti i ricordi avranno un senso nuovo, più pieno.
La memoria viene così riformata dalla scoperta del segreto, i 12 ricordi diventano una nuova traccia per leggere il passato.
Come ogni volta che leggo storie di anziani mi riprometto di fare qualunque cosa perché là memoria dei “miei” anziani non vada perduta.
Scrivere è la soluzione e raccontare è un mezzo per appassionare i nipoti ai ricordi.
I miei figli sono fortunati ad avere nonni e nonne che raccontano loro storie, lette sui libri ma anche scavate nella memoria.
Io le storie dei nonni, delle nonne e della mia splendida bisnonna me le ricordo ancora, sono un’àncora per il passato, un punto fermo, la mia storia.

07di52 – Il Castello, di Frank Kafka

Il libro incompiuto di Kafka, uno dei “libri illegibili” di quest’anno, una sfida per colmare una lacuna. Una metafora angosciante della burocrazia.

L’agrimensore K. arriva nella città dominata dal Castello, chiamato, convocato, per svolgere un lavoro che però nessuno ha richiesto. Il libro narra il continuo e insensato susseguirsi di scuse, intoppi, promesse non mantenute, complicazioni e scarica barile che portano K. all’esasperazione e alla depressione.
Il tempo scorre a balzi, certe volte un dialogo dura intere giornate (o intere nottate) altre volte una fitta serie di avvenimenti capita in pochi minuti. Riposarsi è impossibile, parlare con un funzionario è impresa da eroi, trovare un fascicolo può richiedere anni (e chi ci dice che poi il fascicolo sarà risolutivo?). Il “sistema Castello” non vuole integrare K., lo tratta come un inutile e a tratti invadente orpello, ma allo stesso tempo gli impedisce di allontanarsi dal Castello stesso, in un angoscioso gioco continuo di passi in avanti e marce indietro.
È l’angoscia, l’ansia il sentimento che si prova più spesso leggendo questo romanzo, un’ansia che la fine incompiuta non mitiga, anzi esaspera.
L’alienazione, la solitudine di K. sono diventate per me la figura della difficoltà di interagire con il mondo, di comprenderne le regole e il fine, di comunicare con lo Stato e con gli altri.
Un libro così ricco di spunti per interpretazioni diverse merita di essere letto più volte nel corso della vita, sono sicura che se troverò il tempo di rileggerlo tra 10 anni saranno altri gli aspetti che mi colpiranno e mi faranno soffrire.
Da vedere il film di Soderbergh Delitti e segreti, del 1991 e ispirato alla vita di Kafka.

06di52 – Novella degli scacchi, di Stefan Zweig

Una novella, poco più di 100 pagine.
La storia di due campioni di scacchi, il grossolano idiot savant e il nobiluomo sfuggito ai nazisti.
Lo scontro che avviene sulla scacchiera è figura di quello tra due mondi: il mondo di ieri (l’autobiografia di Zweig che mi attende sul comodino) e il mondo di oggi, dominato da una rozzezza senza cultura (dalla quale nasce il nazismo), che anzi odia la cultura e esalta la cieca specializzazione che porta alla supremazia in un solo campo, sempre più ristretto, sempre più parziale.
Da che parte stare è evidente.
Il brutale campione mondiale fa di tutto per non suscitare neppure la minima simpatia.
Tutta la passione del lettore si riversa sulla storia di B., si sta in ansia quando ruba il manuale di scacchi dell’uniforme di uno dei suoi carcerieri, ci si preoccupa della sua salute mentale, si tira un sospiro di sollievo per le azioni di un medico pietoso e per una mano sulla spalla che lo allontana dalla follia.
Anche da questo libro è stato tratto un film, Scacco alla follia, del 1960. Chissà se si trova in giro, perché mi piacerebbe vederlo.

05di18 – Player One, di Ernest Cline

Una ventata di leggerezza finalmente. Un libro che sicuramente non pretende di essere l’indiscusso capolavoro della letteratura contemporanea, ma che non ti permette di lasciarlo neanche un attimo.

Un romanzo distopico, un futuro prossimo riconoscibile ma degradato forse oltre il limite di non ritorno. Una generazione di ragazzi e ragazze che non hanno alcun altro posto in cui rifugiarsi se non OASIS. Una gara elettrizzante, indovinelli e trabocchetti, i cattivi cattivissimi e potenti e senza scrupoli. I giovani, poveri, intelligentissimi e moralmente superiori supereroi. Una battaglia finale in cui il BENE vince sul MALE.

Davvero non vedo l’ora che esca in sala il film (29 marzo 2018) per dare forma alla mia immaginazione e fare confronti e venire sbalordita.

Poi che ve lo dico a fare? Il metaprotagonista del libro è nato nel 1972 e tutto tutto tutto il libro è un continuo flashback agli anni ’80: dai cereali ai giochi elettronici, dai film alle canzoni, dai fumetti ai manga, dall’Atari 2600 al Commodore 64. Un libro per quarantenni nerd e nostalgici. Un libro per me.

[addendum] 1 aprile 2018. Finalmente il film è in sala. E finalmente sono andata a vederlo. Ovviamente sono rimasta delusa dalla semplificazione della trama, dalle deroghe al gioco, da tante cose.

Ma è di sicuro un film trascinante, con un ritmo incalzante. È normale che in 2 ore più di tanto non ci può stare dentro, Quindi va bene anche così. Sono rimasta spiazzata da Aech, dall’avatar di Art3mis, da Shoto (che nel film si chiama Sho). Sorrento nel libro è perfido ma comunque geniale, nel film pare anche un po’ un inetto (ma in più ha un braccio destro ferice e mostruoso). In pratica meno per nerd e un po’ più per ragazzini. A me bastavano i robottoni nella battaglia finale. E quelli ci sono!

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