23di52 – L’onta, di Annie Ernaux

Ancora e sempre Annie Ernaux. La vergogna di cui ci parla in questo romanzo è quella che la invade quando vede il padre usare violenza contro la madre (un tentativo di strangolamento al culmine di una lite, finito poi tra lacrime di pentimento e di sconcerto).
Questo fatto, accaduto il 15 giugno del 1952, prima e dopo altri fatti, fatti normali di una normale infanzia di quegli anni.
Ma quell’atto segna lo spartiacque tra la vita tranquilla di una bambina che studia e gioca e la vita di vergogna per le proprie origini da cui poi nascerà il bisogno di rivalsa, allontanamento e fuga che caratterizzeranno gli anni successivi della vita dell’autrice.
Come sempre un episodio singolo, personalissimo, intimo addirittura (perché raccontato a pochissimi nel corso della sua vita) diventa pretesto per una narrazione che si fa universale, descrivendo mirabilmente il sentimento di provare vergogna per chi non sa provare vergogna di se stesso.

“Era il 15 giugno 1952. La prima data assolutamente certa della mia infanzia. In precedenza, non c’era stato che un susseguirsi di giorni e di date scritte alla lavagna e sui quaderni.

Più tardi ho detto a qualche uomo: “Mio padre ha cercato di ammazzare mia madre quando stavo per compiere 12 anni”. Se avevo avuto voglia di pronunciare quella frase, significava che dovevo amarli molto. Tutti ammutolirono, dopo averla ascoltata. Allora mi accorgevo di aver commesso un errore. Era una cosa che non potevano accettare.”

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