elie wiesel, la notte

Elie Wiesel, La notteelie nasce in ungheria, a sighet. vuole studiare il talmud, la cabala, piange mentre prega e chiede perdono di tutti i suoi peccati.

ha un amico, il solitario moshe, che gli parla di dio e delle domande da fare e delle risposte (che non è dato capire).

la notte è la storia di un popolo che crede troppo in dio per poter credere in un uomo, la storia di una comunità che avrebbe potuto salvarsi e non ha ascoltato il suo salvatore quando è giunto perché non aveva l’aspetto del cristo che attendeva da secoli.

la notte è un piccolo libro tremendo, pieno di orrore, di paura, di puzza.

parla di come dio può morire nell’animo di un uomo. di come sia difficile restare umani quando si è diventati solo uno stomaco, quando solo lo stomaco sente il tempo passare e la zuppa e il pane sono tutta la vita.

«Mai dimenticherò quella notte, la prima notte nel campo, che ha fatto della mia vita una lunga notte e per sette volte sprangata.

Mai dimenticherò quel fumo.

Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini di cui avevo visto i corpi trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.

Mai dimenticherò quelle fiamme che bruciarono per sempre la mia Fede.

Mai dimenticherò quel silenzio notturno che mi ha tolto per l’eternità il desiderio di vivere.

Mai dimenticherò quegli istanti che assassinarono il mio Dio e la mia anima, e i miei sogni, che presero il volto del deserto.

Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.»

questo è un libro che vorrei che mio figlio leggesse. non ora, non per avvelenargli l’infanzia, ma più grande, perché sappia e ricordi e sapendo e ricordando non possa tacere.

Elie Wiesel, La notte (suggerimento di Roberto Saviano)

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