32di52 – Le otto montagne, di Paolo Cognetti

Ha vinto il premio Strega quest’anno è sembrava quasi obbligatorio leggerlo. Ma non l’avrei fatto se non me lo avesse prestato mia sorella (che legge più di sua figlia, mia nipote).
Mia sorella me lo ha prestato non parole poco convinte (tipo: “tiè, a me non è piaciuto molto. parla di montagne, che a me…“) e una mia amica mi aveva scritto su whatsapp: “io l’ho iniziato, ma non mi ha preso troppo“.
Ora io ammetto di essere influenzabile, soprattutto quando le recensioni arrivano da qualcuno che io considero una autorità (mia madre, mia sorella, qualche amica, d’orrico).
Eppure le brutte premesse me le sono scordate a pagina 2 e il libro mi è piaciuto anche troppo.
Una storia di amicizia profondissima e intensa, che supera gli anni, le differenze sociali e i chilometri.
E descrizioni di montagne, freddo, neve e ghiaccio che pare di essere lì, al freddo delle dolomiti quando invece sei al mare sotto l’ombrellone.
E ti viene una voglia pazzesca di metterti gli scarponi e andare a camminare per i monti e per fartela passare vai sul sito del CAI e cerchi informazioni sul gruppo più vicino.
Insomma, l’amore per la natura, per la montagna in particolare, trasuda da ogni parola. Ma non è solo questo è il senso di un’amicizia senza limiti, dell’amore, della vita che passa e cambia, travolge o aggiusta, rende soli o unisce.
Otto montagne è un libro bellissimo!

31di52 – Il buio oltre la siepe, di Nelle Harper Lee

Continuo a rubare libri ai miei nipoti, ed è un bene, perché quando io ero alle medie nessuno si sarebbe mai sognato di darci da leggere, per le vacanze, un libro come Il buio oltre la siepe.
Forse non erano tempi in cui preoccuparsi del razzismo, quando io ero alle medie quello che preoccupava davvero i genitori di ogni ragazzo e ragazza di Torpignattara era l’eroina.
Detto questo, sono rimasta stupita perché Il buio oltre la siepe è un libro bellissimo, neanche lontanamente un libro “da ragazzi”. Un capolavoro vero, che rimane nel cuore, ci fa la tana. Un libro che tutti i ragazzi dovrebbero leggere perché pieno di una saggezza senza complicazioni e comunque senza compromessi.
Un libro necessario per capire l’animo umano, per comprendere come diventare uomini e donne migliori.
Un romanzo che mi ha ricordato La banalità del male di Hannah Arendt e La banalità del bene di Enrico Deaglio, ma accessibile a tutti. Un grandissimo, enorme pregio.

30di52 – La canzone dei migranti, di Fabio Rocco Oliva

No, non seguo nessun criterio nella scelta della successione dei libri. Questo vuol dire che dopo aver riso molto con il libro precedente, la settimana successiva sono sprofondata nella più cupa depressione leggendo La canzone dei migranti.
Perché il libro di questa settimana è un romanzo reale o forse meglio un resoconto di cronaca che ti strappa le budella per l’angoscia.
Dovrebbero leggerlo tutti quelli che:
– aiutiamoli a casa loro…
– io non sono razzista, ma…
– prima gli italiani…
– ci rubano il lavoro…
– stuprano le nostre donne…
– sono come scimmie…
Ma la triste verità è che invece lo leggono quelle come me e se ne fanno una malattia.
Perché ci deve essere un modo migliore per far sì che il mondo sia un luogo accogliente per tutte e per tutti. Perché loro, i migranti, non farebbero quello che fanno se il mare aperto di notte a bordo di una bagnarola non fosse mille volte più sicuro che non restare a casa.
Arriva il momento in cui si deve prendere una posizione che non è sicura, né conveniente, né popolare ma la si deve prendere perché la propria coscienza ci dice che è giusta. E se lo dice Martin Luther King noi non possiamo che obbedire.
Ed è GIUSTO accogliere, aiutare, salvare, consolare, proteggere.

29di52 – La verità, vi spiego, sull’amore, di Enrica Tesio

Un libro che ha come titolo (quasi) un verso della mia poesia preferita (che a 18 anni mi feci scrivere su una maglietta che ancora conservo) dovevo leggerlo per forza.
Ho riso molto leggendolo, e non solo perché sono madre e dunque “posso capire” (l’ho già detto che questa frase è una cazzata?), ma soprattutto perché è un libro scritto per far ridere in modo abbastanza convincente.
Soprattutto divertenti le descrizioni delle categorie: le tipologie di mamme, le nonne, le famiglie.
E poi divertente il continuo deja-vu: il tatO invece della tatA (ma il mio non era un bidello-poeta), la mia famiglia corpo-a-corpo e la famiglia minuetto di lui, il mio lavoro così simile al suo e il lavoro di lui pure…
Poi che dire, ero (anzi sono) una appassionata lettrice del blog (ti asmo: l’amore prima o poi arriva. e ti incula) e, finito il libro, ho anche visto il film.
Direi che alla Tesio ho dato più di una chance e va bene così. Tutte le ore che le ho dedicato mi hanno fatto sorridere o ridere, lo ritengo un pregio inestimabile.

28di52 – L’armata dei sonnambuli, di Wu Ming

Di Wu Ming ho letto tutto. E quello che non ho letto in realtà non l’ho “ancora” letto ma lo leggerò presto.
Quindi parto svantaggiata perché da Wu Ming mi aspetto, come minimo, il capolavoro alla Q.
Ma è normale che non tutti i libri siano capolavori.
Questo è, alla partenza, davvero lento, faticoso e pesante. Ti viene voglia di gridare “Hey… allora, quando si comincia?“.
Ma in realtà il libro è già bello che cominciato, e prosegue così, un po’ lento e un po’ pesante.
Mi è piaciuto lo stile frammentato dei capitoli, alcuni infiniti a più voci, altri brevissimi elenchi burocratici, trascrizioni di sedute pubbliche della Convenzione e lettere, resoconti, estratti di altri testi.
Quello che non m’è piaciuto invece è che, alla fine, una fine non c’è.
Come finisce il libro?
Boh?
L’escamotage di fare il riassuntino del futuro e delle testimonianze storiche non mi è bastato.
Però, allo stesso tempo, ho apprezzato la scrittura precisa, il perfetto mescolarsi dei registri, la cura dei dettagli.
E ho apprezzato la visione della storia fatta non dai “famosi” ma dal popolo, la storia “sociale”, la rivoluzione francese non di Robespierre o Marat o Danton o Saint-Just, ma quella di Marie, Leò, Treignac, Bastien.

27di52 – Ciao, tu, di Beatrice Masini e Roberto Piumini + La rivoluzione non è un pranzo di gala, di Ying Chang Compestine

Ciao, tu, di Beatrice Masini e Roberto Piumini

Un altro libro per ragazzi e ragazze, che parla di adolescenti alle prese con le prime cotte, i primi contatti.
Bella la storia, l’intreccio delle lettere scritte da una all’altro. Tenerissimo il ricordo di come era, quasi trent’anni fa tra i banchi di scuola anche per me, innamorata del compagno di banco, timida e risoluta. Spaventata e curiosa.
È un libro di qualche anno fa (si capisce dall’assenza altrimenti ingiustificata degli smartphone) ma nonostante questo io spero che la storia possa essere eterna, che non cambi con il cambiare del mezzo.
Un libro semplice che a mia nipote è piaciuto abbastanza (sebbene mi abbia fatto notare che lei è già grande per storie come questa. certo ha 15 anni ormai!) e a me anche.

La rivoluzione non è un pranzo di gala, di Ying Chang Compestine

(un altro libro “strappato” a mia nipote, che legge quasi più di me… ho detto quasi).
Gli anni della rivoluzione culturale cinese visti con gli occhi sbarrati di una bambina.
La lenta e inesorabile devastazione che avanza insieme alla stolidezza e

26di52 – Paura di volare, di Erica Jong

(dopo il perfetto Camilleri ero timorosa di una delusione, quindi mi sono buttata sul classico)
Riletto dopo vent’anni dalla prima volta.
Che effetto mi fa?
A 16 anni il libro di Erica Jong fu una rivelazione. Anche troppo forte, anche eccessiva. Uno squarcio sul mio corpo e sui miei sentimenti. Su quello che volevo e su quello che pensavo di volere.
A 44 anni invece è un metro per misurare la mia vita.
Quello che sono riuscita a fare, quello che sono riuscita a ottenere.
Un metro per capire la distanza tra le aspettative e la vita vera e per misurare il tempo perso.
Ecco, il tempo perso che è e sarà sempre il mio maggiore rimpianto.

Un libro che ogni uomo dovrebbe leggere (prima ancora che ogni donna).

25di52 – La mossa del cavallo, di Andrea Camilleri

Ho scelto un libro piccolo perché questa è stata una settimana molto molto complicata.
E in effetti l’ho letto in 3 giorni scarsi.
Ma 3 giorni di fiato sospeso, curiosità, quasi ansia. Mentre i sensi e la mente erano soddisfatti pienamente e perfettamente da una scrittura perfetta.
Un intreccio di trama e lingua così “esatto”, preciso, penso di non averlo mai (o quasi mai) trovato.
Un piccolo libro perfetto (sì, ho scritto perfetto!).
Un giallo che è un capolavoro.
Pensavo che nulla potesse superare La scomparsa di Patò, lo stile del dossier di carte passate da carabinieri a polizia, invece questo giallo enigmistico in cui la lingua diventa il mezzo attraverso il quale sbrogliare il mondo, raggiunge la perfezione.
Quindi, grazie Camilleri, ma ora che leggo?

24di52 – Le piccole persone, di Anna Maria Ortese

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Le piccole persone, di Anna Maria Ortese

Di Anna Maria Ortese non ho letto altro se non questo libro di brevi scritti (saggi, articoli, lettere, pensieri e appunti) per la maggior parte inediti alla sua morte e raccolti a posteriori.
Il fil rouge del libro è la denuncia della crudeltà dell’uomo nei confronti degli animali e della natura. O meglio, peggio ancora della crudeltà, la cecità completa, la totale incapacità dell’uomo/umanità di comprendere le ragioni della natura, che la Ortese considera inoltre senza possibilità di cura, salvezza o redenzione.
Il linguaggio complicato e lo stile complesso ne fanno un testo difficile da leggere. Frasi fatte di incisi, subordinate, in un profluvio di virgole e trattini. Una denuncia contro i delitti dell’arroganza dell’uomo, contro l’incapacità dell’uomo di comprendere la sua nullità nei confronti del mondo che lo ignora e la nullità del mondo nei confronti dell’universo.
Forse un eccesso di “spirito”, il continuo riferimento a “dio”, al soprannaturale, al metafisico lo rende poco attuale, poco universale, mentre per la tematica e il sentimento sarebbe del tutto condivisibile. Ma chi l’ha detto che non basta l’etica laica per sostenere i diritti delle piccole persone?

23di52 – Isole, di Marco Lodoli

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Isole, di Marco Lodoli

Un libro che mi ha fatto perdere un sacco di tempo perché mi ha costretta a fermarmi ogni 2 righe a prendere appunti per creare una mappa dei luoghi che voglio andare a vedere/rivedere/scoprire.
Marco Lodoli non è un grande scrittore. Tiene una rubrica sul Messagero e parla di Roma.
Una Roma quotidiana, fatta di piccoli e piccolissimi particolari, angoletti nascosti, piccole perle.
A me il libro è piaciuto (nonostante abbia letto in rete feroci critiche) perché ha alimentato la mia curiosità e la mia voglia di scoprire e andare in giro e imparare cose nuove e ricordare cose dimenticate.
Ora mi tocca di comprare e leggere il secondo volume e soprattutto mi tocca continuare ad aggiornare la mia mappa online 🙂