velorution

10 ciclisti stamattina.
10 in 8 km.
siamo alla velorution?
(analisi dei ciclisti incontrati:
4 donne
6 uomini
3 biciclette da città
7 mountain bike
1 genitore con 1 figlio sul seggiolino
2 biciclette con seggiolini (vuoti)
1 genitore con 2 figli (seggiolino anteriore e seggiolino posteriore): ufficialmente l'eroe di oggi!

velorution

se non ora quando? e non è mai troppo tardi!

questo blog aderisce alla mobilitazione del 13 febbraio 2011 a roma o a bologna (dipende ;-))


senonora-disegnomini_small

e dedica a se stesso e a tutte le donne questa ballata di edoardo sanguineti.

Ballata delle donne

Quando ci penso, che il tempo è passato,
le vecchie madri che ci hanno portato,
poi le ragazze, che furono amore,
e poi le mogli e le figlie e le nuore,
femmina penso, se penso una gioia:
pensarci il maschio, ci penso la noia.

Quando ci penso, che il tempo è venuto,
la partigiana che qui ha combattuto,
quella colpita, ferita una volta,
e quella morta, che abbiamo sepolta,
femmina penso, se penso la pace:
pensarci il maschio, pensare non piace.

Quando ci penso, che il tempo ritorna,
che arriva il giorno che il giorno raggiorna,
penso che è culla una pancia di donna,
e casa è pancia che tiene una gonna,
e pancia è cassa, che viene al finire,
che arriva il giorno che si va a dormire.

Perché la donna non è cielo, è terra
carne di terra che non vuole guerra:
è questa terra, che io fui seminato,
vita ho vissuto che dentro ho piantato,
qui cerco il caldo che il cuore ci sente,
la lunga notte che divento niente.

Femmina penso, se penso l'umano
la mia compagna, ti prendo per mano.

musica e parole

dimentica una cosa al giorno,
come i tratti di un disegno,
perché devi cancellarlo
prima che ti prenda il sonno,
quasi dopo tanto tanto amore,
madre,
non avessi amato mai.

dimentica una cosa al giorno,
l’albero che arrampicavi,
l’uomo che giocava il cielo,
l’uomo che tu perdonavi,
la ferita dell’addio dai figli, madre,
una cosa al giorno, sai…

per non scordarle tutte insieme,
tutte all’ultimo minuto,
quando il cuore non ce la fa più
a reggerle,
tenerle tutte lì,
e non potrai sorridere così.

dimentica una cosa al giorno,
Napoli,
la nostra casa,
l’uomo che ti uscì da un sogno,
che brillò nella tua ombra,
tutto quello che ci hai dato,
madre,
e non hai voluto indietro mai.

dimentica una cosa al giorno,
madre,
grande lago calmo,
prima stella della sera,
foglia gialla dell’autunno,
vecchio cucciolo all’abbraccio che volevo darti
e non ti ho dato mai.

e se in quell’ultimo momento
si sciogliesse tutto il tempo,
e tu senza dolore andassi via,
io ti terrei la mano nella mia.

ma dopo aver dimenticato
tutto quello che è passato,
come un vento che non soffia più,
dimentica, per ultimo, anche me
o non potrei dimenticare te.

(qui la musica)

in sella!

ho perso un'ora di lettura al giorno (*).
ma ho riguadagnato la libertà.
sono di nuovo in sella (**)!

(*) il tempo che impiegavo ad andare e tornare dall'ufficio in metro ogni giorno.
(**) pedivella, accessoriata di un nuovo fiammeggiante seggiolino posteriore per bambini fino a 25Kg, sfreccia di nuovo per le strade di roma…

manchester@aGlance

vita da mancuniana.
questi pochi giorni in inghilterra mi sono costati qualche chilo in piú e di certo la necessitá di una bella settimana detox al ritorno (povero fegato mio).
ma d'altronde come si fa a resistere davanti alle meraviglie delle bakery, degli starbucks, dei vari caffé nero (an italian company… e chi ce l'ha il coraggio di dirglielo ai mancuniani che in italia la catena caffé nero non sappiamo neanche cosa sia…).
che dire, la pizza da ciao italia non é pizza neanche in senso lato, ovviamente, ma perché non arrenderci e dire la veritá, cioé che pur non essendo pizza (chiamiamola in qualche altro modo…) non é male e a roma, per un prezzo equivalente, si mangia peggio anche la pizza vera!
e le jacket potato? vorrei chiedere perché mai noi non le abbiamo ancora importate, é davvero una cosa che non comprendo, te le puoi farcire come vuoi, ci puoi mettere dentro qualsiasi cosa (ma trattenetevi dal chiedere tuna mayo AND chili con carne, altrimenti vi ritroverete con mix quasi immangiabili).
e la soup kitchen, il tempio dei vegani, una bella zuppa calda con panino e burro e pepe profumato. e costa solo 4£.
e poi c'é "the curry mile", con i migliori doner kebab di manchester, i ristorantini indiani (che fanno vero biryani rice e verissimo aloo gobi), le tavole calde alal, le botteghe dove fumare la shisa.
ma non ho solo mangiato a manchester (anche se a dire il contrario forse si direbbe una bugia), ho anche studiato un po' di inglese, conosciuto tantissimi studenti sauditi e libici (pare che l'inghilterra ne sia invasa, con la stranissima conseguenza che i picadilly gardens sono una distesa pressocché ininterrotta di donne velate e scuri uomini barbuti), sono andata in giro a fare shopping visivo (che consiste nel guardare tanto e comprare quasi niente, causa le regole rigidissime di ryanair riguardo i bagagli a mano).
cosí ora conosco palmo palmo tutta market street, ho scoperto il tempio del vintage, dei tatoo, delle perline e delle magliette manga-inspired (l'Afflecks Palace, una specie di mercatino in verticale). ho visitato instancabilmente whittard e mark&spencer.

ho visitato chester, la cittadina dei negozi su due livelli, degli scoiattoli piú socievoli mai visti (e dei cigni piú affamati) e di un'orchestra che avrebbe fatto bella figura anche sul ponte del titanic (insomma, hanno suonato senza sosta sotto il diluvio universale o qualcosa che gli assomigliava molto!). sono giunta per sbaglio (non mio, ma di D) sulla riva sbagliata del fiume di liverpool e proseguito per il piccolo port sunlight, villaggio industriale realizzato dalla famiglia lever per ospitare gli operai della fabbrica di sapone. qui lady lever raccolse, nella dimora famigliare, capolavori indiscutibili di dante gabriel rossetti, ford madox brown, edward burne-jones, everett millais, e poi constable e turner, quasi un po' in disparte (e alla galleria non manca neanche un bel quadro di sickert, il supposto jack lo squartatore, secondo la scrittrice patricia cornwell).
di passaggio a liverpool puó capitare, infine, di imbattersi nel divertentissimo lam-b-anana, il simbolo della capitale europea della cultura nel 2008, un incrocio tra un agnello e una banana).

da manchester poi é un passo arrivare in galles e stupirsi dei cartelli scritti in una lingua pressocché priva di vocali e dei castelli in riva al mare.
conwy e llandudno, un castello e un molo sul mare, per ricordarsi che le 14 non sono un buon orario per pranzare in inghilterra e per vedere bambini pescare meduse da un pontile.

e poi si dice che in inghilterra piove sempre… sará che mi fanno un favore speciale, ma ultimamente becco piú bel tempo oltremanica che sulla riviera adriatica. per questo ci siamo uniti a stupiti inglesi in canottiera e infradito per passare una giornata al sole nel meraviglioso tatton park.
e qui posto l'unica foto di questa vacanza…
a presto manchester, a presto D, a presto pallido ma bel sole inglese!

il giardino giapponese di tatton park in primavera

piccola libreria

ci sono libri che si leggono in due ore e che io ultimamente leggo in due settimane! ho poco tempo, lo rubo qua e lá, di solito al sonno, ma sono felice lo stesso, perché tutto il tempo che non leggo di solito vivo…
(lo so che questo contrasta con quanto scritto nella colonna qui di sinistra, ma le cose cambiano e, sebbene non abbia voglia di aggiornare la frase che mi ha accompagnato dal 2003 a oggi, ció non vuol dire che io sia sempre rimasta la stessa da 7 anni a questa parte).

per questo, contrariamente a quanto ho piú volte affermato, ultimamente prediligo libri piccoli, sottili, da leggere in poco tempo.

inoltre ultimamente mi sono anche convertita al prestito interfamiliare/amicale, perché lo spazio é poco, la libreria nuova é giá quasi piena e io ultimamente compro solo libri illustrati 😉

i (mini)libri di cui scriveró quindi nei prossimi tempi (e giuro che ne scriveró, perché me la sono posta come una necessitá) vengono tutti da una stessa libreria. quindi prima di iniziare con la prima recensione vi descrivo un po’ l’origine e il luogo.

una piccola libreria, che sta, quasi dimenticata, in una grande stanza poco usata di una grande casa. una grande casa piena di libri (e priva di televisori, ma che ve lo dico a fare, tanto é noto che da queste parti televisori non ce ne sono… e a proposito dovrei convincere anche la rai, un giorno di questi…).

la piccola libreria sopporta anche il peso, oltre che dei libri piccoli rigorosamente in doppia fila, anche di vetuste videocassette VHS, con registrati sopra vecchi film, film per bambini e grandi classici (due cose che stanno molto bene insieme ai piccoli libri).
proprio per questo aspetto dimesso da vecchio scaffaletto dimenticato la piccola libreria mi ha incuriosita, e, a poco a poco, di settimana in settimana, sono andata a leggermi i suoi libri.

c’é da dire che nella grande casa i libri sono ovunque, posti a riposare (ma non a prendere polvere) in un DISORDINE NATURALE, senza alcuna possibilitá di sapere se esiste (o esisteva in passato) un qualche oridne iniziale, che so, un’idea primordiale di sistemazione alfabetica o cronologica o per collane ed editore. nella grande casa i libri hanno invaso ogni angolo. non é dato sapere quanti sono, si sa solo che sono tanti e che continuano ad aumentare, con la ricchezza propria della curiositá e dell’intelligenza sempre viva, con l’ineluttabilitá del fatto che ogni libro se ne porta appresso altri cento.

cosí i libri che pesco dalla piccola libreria hanno in comune tra loro solo una cosa: lo spessore minore di un centimetro!

libreria [da azkaban]

altro da fare, altro da facebook

ci tengo troppo a precisare che, se non scrivo sul blog dal 16 gennaio, non è perché sono stata risucchiata da facebook, come tutti gli altri (cazzo, la blogosfera sta morendo…). è solo che ho altro da fare, altro da facebook.
ma tornerò, lo prometto a D.