21di52 – Il ragazzo selvatico, di Paolo Cognetti

Il racconto autobiografico dell’anno (o quasi) che Paolo Cognetti ha passato da solo in montagna, vivendo in una baita a 2000 metri di altitudine.
Cerca la solitudine, di recuperare il rapporto con la montagna che ama tanto, di leggere e rimettere a fuoco la sua vita e anche le sue capacità di scrittore.
Pubblica il “diario di montagna” sul blog, live, tra maggio e novembre 2010, 3 anni dopo esce il libro.
Ho letto il libro, perché quel mondo lento, la vita vicina alla natura, il rispetto dei tempi e dei luoghi, degli animali e degli alberi è anche dentro di me, come una aspirazione verso qualcosa che mi piacerebbe, ma che so non sarei in grado di vivere.
E di nuovo, come è stato per Otto montagne, ho cominciato a sognare la montagna e i boschi, ho cominciato a pensarmi a camminare su sentieri e guardare vette e scrutare il bosco.

20di52 – Manuale per ragazze di successo, di Paolo Cognetti

7 brevi racconti che parlano di donne. 7 racconti che descrivono il momento in cui ciascuna di queste donne compie una scelta. Smettere di amare, smettere di aspettare, farsi travolgere, mettersi in disparte, darsi tempo.
7 donne colte nel momento cruciale, quello cui penseranno poi per tutta la vita (quel giorno lì, quella settimana, quando ho deciso di…). Mi sono riconosciuta in ognuno dei racconti, in ogni descrizione.
7 racconti in uno stile minimalista, in cui ogni parola ha un significato preciso ed è messa al posto giusto, ha il giusto peso.
7 racconti e per ciascuno, ogni volta, mi sono domandata: “e poi? che le succederà adesso?”, ma senza ansia, perché la parte importante della storia tu l’avevi già vissuta.
Un miracolo.

19di52 – Questa notte mi ha aperto gli occhi, di Jonathan Coe

William ha poco più di vent’anni, non ha un soldo, ama la musica, suona in un gruppo di sfigati, la sua “ragazza” Madeleine si dichiara cattolica e, in pratica, non gliela dà, la sua coinquilina fa assurdi turni di notte e ha un fidanzato spagnolo che la picchia trucemente. In questo contesto Will cerca di sopravvivere, di avanzare, di capire cosa deve fare. Finché una notte non assiste a un brutale omicidio e finalmente apre gli occhi. Decide di lasciare Londra, di tornare “a casa”, forse anche di mettere i sogni dentro un cassetto.
È questa la storia che ci racconta Coe, partendo dalla fine, aggiungendo inoltre una premessa autobiografica e un V.O. in cui ritroviamo lo stesso personaggio 5 anni dopo (in altro contesto, una chiusura molto strana).
Mentre i libri finora letti di Coe mi avevano appassionata questo mi ha lasciata un po’ indifferente. Ho letto il libro in pochi giorni e dopo altrettanti facevo già fatica a ricordarmi la trama e i nomi.
Scritto bene ma dimenticabile.

18di52 – Vieni via con me, di Roberto Saviano

Io che di tv ne vedo davvero poca mi ricordo bene le poche cose che vedo.
Se poi quello che vedo mi turba, mi smuove e mi commuove allora ancora più facile che io me ne ricordi.
Del programma di Saviano io ho ancora conservate scritte da qualche parte le liste che mi avevano colpita di più (ad esempio l’elenco delle cose che mi ha lasciato mio padre, letta da Benedetta Tobagi, non ci posso pensare che me la ricordo ancora… ma non solo me la ricordo, se ci penso mi viene ancora da piangere).
Quindi quando ho visto il libro sugli scaffali della libreria in “esposizione” ho pensato di prenderlo per rivivere un po’ il mood della trasmissione.
Se anche voi avete amato la trasmissione e se anche voi pensate che Saviano sia una bella speranza per l’Italia vi consiglio questo libro, di certo meno crudo degli altri suoi e più “leggero” da leggere, ma non meno ricco di motivi per pensare.

17di52 – Numero undici, di Jonathan Coe

Di Jonathan Coe ho letto solo questo libro e La famiglia Winshaw (pubblicato nel 1995) e caso ha voluto che questo sia, in un certo senso, il seguito dell’altro (o, meglio, uno spin-off).
Il romanzo è, come il precedente, una critica dissacrante della vita moderna, dei suoi assurdi miti, delle debolezze dei ricchi e potenti, della solidità delle persone comuni animate, se e quando lo sono, da principi etici che permettono loro di vivere facendo scelte giuste.
È la storia di due bambine, Rachel e Alison, che si incrociano nell’estate dei loro 10 anni e che restano amiche finché l’uso errato di un social (snapchat, per l’esattezza) non mette bruscamente fine alla loro amicizia.
In questo libro ogni evento è una critica a qualcosa: il ricordo dell’omicidio di David Kelly, della bugia di Tony Blair, la crisi finanziaria, le stramberie dei ricchi, il loro uso del potere economico, lo stato sociale che si disfa (e, OMG!, se si disfa in Inghilterra, figuriamoci da noi), le prepotenze e i soprusi, la violenza, un giro in autobus, un aereo privato.
Il tutto messo dentro una trama intrecciata fitta fitta, in cui gli eventi ritornano più volte visti da angolazioni diverse e il numero 11 ritorna sempre, nei momenti più assurdi, come un mantra e un presagio di sventure e infine l’intreccio fuori dall’intreccio con il libro precedente, La famiglia Winshaw, che ritorna, ammicca tra le righe e di cui scopri i fili intrecciati solo quando curiosando scopri che il film, What a carve up! (Sette allegri cadaveri), da cui è ossessionato Owen (lo scrittore protagonista del primo libro) che lui vede per metà da bambino è il sequel del film che invece ossessiona la protagonista di Numero 11, What a whopper!.
Devo al libro, oltre a qualche giorno di piacevole lettura e un po’ di scompiglio morale, anche la conoscenza di un certo numero di artisti di Art Brut: Oreste Fernando Nannetti, N.O.F.4, pittore e grafitista, Joseph Giavarini, scultore con la mollica di pane, Marguerite Sir, tessitrice schizofrenica, Clement Fraisse, incisore e Josep Baqué.

16di52 – Il fiume, di Marco Lodoli

Dico sempre che i libri troppo corti non fanno per me, che ho bisogno di centinaia di pagine per affezionarmi alla storia e ai personaggi. Eppure ultimamente ho letto due libri molto brevi che mi hanno segnata.
del primo ho già scritto (Heather, più di tutto), il secondo è questo breve racconto di Marco Lodoli, che non arriva a 100 pagine.
Il racconto di una passeggiata lungo il fiume e di un viaggio in macchina attraverso Roma alla ricerca del senso: della vita, della morte, della speranza nel futuro, dell’amore per i nostri figli, della paura.
Lodoli conosce Roma e vi ha ambientato un racconto che sembra essere una caccia al tesoro. Ma il tesoro non lo trova e quello che cercava il protagonista già ce l’ha/già lo sa…

15di52 – Cavie, di Chuck Pahlaniuk

Ah, Chuck Pahlaniuk, ma come ho fatto a stare tanto tempo senza leggerlo!
Che dire…
Che non si smentisce mai?
Che non si può leggere in metropolitana altrimenti gli altri passeggeri temeranno che stiate per vomitare?
Che la vista delle vostre facce inorridite e schifate susciterà una grandissima curiosità nei vostri bambini? (no, tesoro, questa volta non posso leggerti un pezzetto del mio libro, non è il caso)
Che è disturbante?
Che è geniale?
Che è la storia di quello che si è disposti a fare per un quarto d’ora di notorietà.
Travolgente.

14di52 – Heather, più di tutto, di Matthew Weiner

Prestatomi da mia madre, si è rivelato un libro inaspettato.
Un libro minimale nella storia e nello stile.
L’autore è un notissimo e acclamato scrittore di serie tv (es. MadMan) che però io non vedo. Quindi non conosco il suo stile televisivo.
Qui c’è la doppia storia di una perfetta ragazza americana: Heather, bella, ricca, intelligente e sensibile e di un perfetto fallimento americano: Bobby, figlio di madre tossica, violento e ignorante.
Il passaggio di uno accanto all’altra potrebbe scatenare la scintilla della salvezza, ma invece scatena altro: la violenza della gelosia e della paranoia (che però forse tanto paranoica nonera) nel padre di lei.
E quando alla fine “tutto finisce bene” ti rendi conto che per te, forse, il bene può anche essere la morte di un essere umano.