37di52 – La più amata, di Teresa Ciabatti

Ho fatto una gran fatica a non scagliare il libro fuori dalla finestra, all’incirca dopo una cinquantina di pagine. Mi ha trattenuta soprattutto la preoccupazione che potesse finire in testa a qualcuno di passaggio e il timore di venire estromessa per sempre dalle biblioteche cittadine. L’unica cosa che, fino a metà libro, mi ha dato un po’ di conforto è stata proprio la constatazione che, infine, non avevo speso nulla per quella inutile carta, avendo preso il libro in biblioteca.

Fatta questa confessione, ora inizio con le domande e le osservazioni:
– ma che davvero questo libro gareggiava con le otto montagne?
– ma come si fa a trovare sopportabile lo stile della ciabatti? io amo le virgole, ma leggerne 11 in 2 righe e mezza è troppo, assolutamente troppo anche per me!
– ma che me ne frega a me se tuo padre era un massone di m… e nella foto del matrimonio c’è licio gelli?
– ma che davvero tu per circa 250 pagine ci ammorbi con la storia della tua famiglia perché tu sei una donna orribile e non capisci come possa essere successo? te lo spigo io te lo spiego…

Sono queste più o meno le cose che mi ripetevo in testa tra una pausa della lettura e l’altra.
Per due giorni chi mi è stato vicino ha dovuto sopportare i miei sfoghi allucinanti e un po’ violenti (“leggi qui che scrive! ma ti prego!“, “no, davvero, guarda qui! ci sono 11 virgole in 2 righe!“).
Poi a circa tre quarti del libro mi sono detta che poteva bastare, avevo sfogato abbastanza il mio livore per la GRANDE DELUSIONE che era il libro. Ho continuato a leggerlo togliendomi dalla testa tutti i preconcetti (tuo padre massone, tu ricca sfondata, bambina egoista e antipatica, pubblichi con mondadori, tuo padre e gelli, tuo padre e i peggio politici d’italia, la tua fottutissima piscina, tu che odi i poveri e li vuoi vedere ai tuoi piedi).
E alla fine, sebbene lo stile della Ciabatti continui a sembrarmi un bluff, mi sono resa conto del valore del romanzo: la storia di una donna insoddisfatta che cerca con i mezzi (scarsi) che ha a disposizione, di delineare i contorni della figura paterna cercando tra resti di dialoghi, pezzi di carta, foto degli anni ’70 e qualche informazione estorta ad amici e parenti.
Non ci riesce. Il padre, Lorenzo Ciabatti, rimarrà un’incognita per noi, ma soprattutto per lei.
Il libro mi ha fatto molto riflettere su cosa è un’autobiografia. Ho pensato a lungo a cosa ci si aspetta quando si legge un’autobiografia, che differenti aspettative si hanno.
Io ho forse sbagliato ad avvicinarmi a questo romanzo come se fosse solo “la storia della vita dell’autrice”. Così che quando ho capito che l’autrice mi era profondamente odiosa il sentimento si è riversato sul libro.
Al termine delle 250 pagine mi sono riconciliata con La più amata, non lo odio più, semplicemente mi sta antipatico.

36di52 – Il nido, di Kenneth Oppel

Un libro per ragazzi e ragazze che pagina dopo pagina ti incalza di ansia e angoscia, che non riesci a posare perché davvero non puoi. Ti senti un po’ come Bastian nella Storia infinita, se posi il libro chissà che succede.
Il protagonista, Steve, ha 12 anni e si trova in quell’età di mezzo indefinita e terribile in cui devi ancora fare i conti con gli incubi e le paure dell’infanzia mentre tutti intorno a te ti trattano “da grande” e ti danno informazioni che preferiresti non avere e responsabilità di cui faresti volentieri a meno. Per questo Steve si lava spesso le mani, fino ad averle tutte screpolate e ci si mette su chili di crema idratante, così sua madre non se ne accorge, dorme “mummificato” nelle lenzuola, terrorizzato da quell’ombra che siede sul suo letto.

Ha tante paure, compresa quella per le vespe. È una vespa però quella che, pungendolo, lo trascina di forza dentro un’altra realtà. Una realtà in cui chi faceva paura da sveglio, in sogno diventa un angelo e chi sembra buono è cattivo e viceversa.
Tra vespe giganti che fabbricano bambini perfetti, arrotini misteriosi che nessuno vede tranne la famiglia di Steve, telefoni giocattolo che squillano per davvero il libro scorre velocissimo e splendido.

Un viaggio tra le nostre paure più recondite, ma anche un viaggio alla ricerca del nostro coraggio e della nostra forza più autentica.

Senza dimenticare che tra le pagine scritte si annidano (è il caso di dirlo) le fantastiche illustrazioni in bianco e nero di Jon Klassen, che aggiungono noir alla storia.
Kenneth Oppel è un autore di libri per ragazzi e ragazze, ma questo libro è perfetto per gli adulti (coraggiosi).

35di52 – Mio fratello rincorre i dinosauri, di Giacomo Mazzariol + Le valigie di Auschwitz, di Daniela Palumbo

Mio fratello rincorre i dinosauri, di Giacomo Mazzariol

Questa settimana ancora due libri per adolescenti.
Il libro di Giacomo Mazzariol nasce per un caso curioso: il fratello di Giacomo, Giovanni, ha voluto fare un video. Il video è diventato virale su Youtube, un editore ha fiutato l’affare e ha appioppato un editor a Giacomo per fargli scrivere il libro della sua storia. Giacomo ha meno di vent’anni, Giovanni ne ha, credo, 13.
Giovanni ha la sindrome di Down.
Giacomo racconta con parole pacate e adatte alla sua età la storia dell'”innamoramento” nei confronti del fratello, che è stata lunga e difficile. Prima l’attesa trepidante di un fratello (finalmente dopo le due sorelle) poi la scoperta della sua diversità, la vergogna e l’imbarazzo nei confronti di compagni e amici, la rabbia contro i genitori sempre così occupati da questo figlio sempre malato e fragile.
Alla fine Giacomo scopre il lato divertente di Giovanni e comincia a vederlo come è: un ragazzino pieno di voglia di vivere, di ridere e di giocare.
Un libro scritto molto bene, simpatico, semplice e adatto ai ragazzi tra gli 11 e i 14 anni, anni difficili durante i quali “buttarsi” dalla parte degli stronzi può sembrare figo e facile, anni durante i quali dare al tuo amico del “down” può sembrare divertente e invece non lo è.
Grazie a Giovanni (mio nipote) che me l’ha prestato.
Il video di cui si parla nel libro (e da cui il libro stesso è nato) si trova su youtube qui:
www.youtube.com/thesimpleinterview

Le valigie di Auschwitz, di Daniela Palumbo

Altro libro rubato a mio nipote Giovanni.
Fa piacere sapere che a scuola si facciano leggere libri che parlano della Shoah, perché è solo mantenendo vivo il ricordo dell’orrore che l’orrore non si ripeterà. Però mi domando: perché far leggere un libro come questo quando c’è in edizione economica, disponibile in biblioteca e universalmente noto il diario di Anna Frank?
Le valigie di Auschwitz parte dall’immagine delle valigie accatastate nel museo di Auschwitz, le valigie vuote depredate dai nazisti degli averi degli ebrei deportati. Racconta la storia di cinque bambini e bambine, ebrei, di diversi paesi. Le storie sono tutte diverse, qualcuna più leggera, qualcuna meno.
È un libro molto didattico, scritto bene ma con qualche errore (io non sopporto l’uso di “gli” al posto di “loro”, come si fa? sono un mostro in via di estinzione?). E non mi ha emozionato per niente, niente rabbia, dolore o ansia. Sono contenta che si legga a scuola, ma è l’unica nota positiva che ho da fare sul libro…

34di52 – A oriente del giardino dell’Eden, di Israel Joshua Singer

La solita storia di un ebreo povero e derelitto, raccontata da uno scrittore ebreo, con tutta la tristezza e la malinconia di cui sono capaci gli scrittori ebrei. Che fanno a gara con i registi ebrei a mostrare i panni sporchi della loro gente in piazza.
È così?
Ma sì, in fondo non è altro che quello che ho detto: una storia triste con un protagonista ebreo.
Eppure no.
La vita di Nachman Ritter, figlio di Mattes la lepre, Mattes l’ambulante, è una parabola.
La parabola delle illusioni spezzate, della sorte che si accanisce contro i più miseri, i più poveri, gli ultimi.
L’illusione di Mattes di una vita religiosa si infrange quando il suo unico figlio è costretto a lavorare come fornaio invece di studiare da rabbino e quando in guerra il suo corpo viene gettato in una fossa comune con i “gentili” invece che in un cimitero ebraico.
L’illusione di Sheindel di una vita migliore a Varsavia si infrange nel dare alla vita un figlio dai capelli rossi, bastardo.
L’illusione di Reisele si infrange in una cella di prigione, dalla quale usce prostituta.
L’illusione di Nachman si infrange in Russia, il grande paese a Oriente in cui i lavoratori hanno conquistato il loro tempo e scacciato via i padroni.
L’illusione di Hanna di infrange davanti a una tenda fatta con un lenzuolo.
Niente va come dovrebbe andare se il mondo fosse giusto, se ci fosse per davvero, a oriente, un Dio a controllare le cose.
Ma Israel Singer non dimentica mai che il suo lettore non uscirebbe vivo dal suo romanzo se non fosse sostenuto nella lettura da una costante ironia. Una ironia lieve, appen un velo di sorriso, che è soprattutto motivato dalla consapevolezza che tali sfortune non stanno capitando a noi che leggiamo.
E Israel Singer non dimentica mai di accarezzarci l’anima con splendide descrizioni, grazie alla quali ci sembra proprio di essere lì, nel gelo dell’inverno polacco, sferzati dal vento o in una vetusta caserma trasformata in dormitorio alla periferia di Mosca.

33di52 – Sonata a Kreutzer, di Lev Tolstoj

Un classico brevissimo racconto dell’ultima parte della vita di Tolstoj, successivo alla sua svolta etico-religiosa e profondamente segnato dai temi a lui cari in questo periodo.
Il racconto/sfogo di un uomo che ha ucciso la moglie ed è stato assolto. Nell’Ottocento un uomo poteva essere assolto se uccideva la moglie per una giusta causa, in questo caso la gelosia nei confronti della donna supposta fedifraga.
Il racconto, in un momento in cui si parla tanto di femminicidio e di violenza maschile e maschilista contro le donne, è uno spaccato crudissimo della borghesia dell’Ottocento, che si riteneva tanto migliore del passato perché aveva scelto l’amore romantico, il matrimonio a seguito delľinnamoramento e tanto bastava, agli occhi dei contemporanei (ad esempio l’avvocato e sua moglie) per pensare di essere giusti, di aver raggiunto la parità.
Per assurdo è l’omicida a mostrare tutta la falsità della realtà. Gli uomini sono liberi di essere libertini ma alle donne la stessa libertà non è data. Tolstoj ritiene che esse siano, per natura (cioè perché costrette dalla loro necessità di essere scelte), civette e che tra una vita di bugie e un vestito in disordine sceglierebbero senza dubbio la prima.
Lo scopo del racconto è mostrare che non esiste possibilità di realizzare un perfetto matrimonio cristiano per la fondamentale incompatibilità tra l’uomo e la donna e che per vivere una vita etica l’unica possibilità per l’uomo (ma solo per l’uomo!) è di vivere in castità.
Ora, è necessario leggere questo testo perché mostra da dove vengono i mali di cui soffriamo oggi visti da una prospettiva diversa, arretrata nel tempo che può farci scorgere nuovi particolari.

32di52 – Le otto montagne, di Paolo Cognetti

Ha vinto il premio Strega quest’anno è sembrava quasi obbligatorio leggerlo. Ma non l’avrei fatto se non me lo avesse prestato mia sorella (che legge più di sua figlia, mia nipote).
Mia sorella me lo ha prestato non parole poco convinte (tipo: “tiè, a me non è piaciuto molto. parla di montagne, che a me…“) e una mia amica mi aveva scritto su whatsapp: “io l’ho iniziato, ma non mi ha preso troppo“.
Ora io ammetto di essere influenzabile, soprattutto quando le recensioni arrivano da qualcuno che io considero una autorità (mia madre, mia sorella, qualche amica, d’orrico).
Eppure le brutte premesse me le sono scordate a pagina 2 e il libro mi è piaciuto anche troppo.
Una storia di amicizia profondissima e intensa, che supera gli anni, le differenze sociali e i chilometri.
E descrizioni di montagne, freddo, neve e ghiaccio che pare di essere lì, al freddo delle dolomiti quando invece sei al mare sotto l’ombrellone.
E ti viene una voglia pazzesca di metterti gli scarponi e andare a camminare per i monti e per fartela passare vai sul sito del CAI e cerchi informazioni sul gruppo più vicino.
Insomma, l’amore per la natura, per la montagna in particolare, trasuda da ogni parola. Ma non è solo questo è il senso di un’amicizia senza limiti, dell’amore, della vita che passa e cambia, travolge o aggiusta, rende soli o unisce.
Otto montagne è un libro bellissimo!

31di52 – Il buio oltre la siepe, di Nelle Harper Lee

Continuo a rubare libri ai miei nipoti, ed è un bene, perché quando io ero alle medie nessuno si sarebbe mai sognato di darci da leggere, per le vacanze, un libro come Il buio oltre la siepe.
Forse non erano tempi in cui preoccuparsi del razzismo, quando io ero alle medie quello che preoccupava davvero i genitori di ogni ragazzo e ragazza di Torpignattara era l’eroina.
Detto questo, sono rimasta stupita perché Il buio oltre la siepe è un libro bellissimo, neanche lontanamente un libro “da ragazzi”. Un capolavoro vero, che rimane nel cuore, ci fa la tana. Un libro che tutti i ragazzi dovrebbero leggere perché pieno di una saggezza senza complicazioni e comunque senza compromessi.
Un libro necessario per capire l’animo umano, per comprendere come diventare uomini e donne migliori.
Un romanzo che mi ha ricordato La banalità del male di Hannah Arendt e La banalità del bene di Enrico Deaglio, ma accessibile a tutti. Un grandissimo, enorme pregio.

30di52 – La canzone dei migranti, di Fabio Rocco Oliva

No, non seguo nessun criterio nella scelta della successione dei libri. Questo vuol dire che dopo aver riso molto con il libro precedente, la settimana successiva sono sprofondata nella più cupa depressione leggendo La canzone dei migranti.
Perché il libro di questa settimana è un romanzo reale o forse meglio un resoconto di cronaca che ti strappa le budella per l’angoscia.
Dovrebbero leggerlo tutti quelli che:
– aiutiamoli a casa loro…
– io non sono razzista, ma…
– prima gli italiani…
– ci rubano il lavoro…
– stuprano le nostre donne…
– sono come scimmie…
Ma la triste verità è che invece lo leggono quelle come me e se ne fanno una malattia.
Perché ci deve essere un modo migliore per far sì che il mondo sia un luogo accogliente per tutte e per tutti. Perché loro, i migranti, non farebbero quello che fanno se il mare aperto di notte a bordo di una bagnarola non fosse mille volte più sicuro che non restare a casa.
Arriva il momento in cui si deve prendere una posizione che non è sicura, né conveniente, né popolare ma la si deve prendere perché la propria coscienza ci dice che è giusta. E se lo dice Martin Luther King noi non possiamo che obbedire.
Ed è GIUSTO accogliere, aiutare, salvare, consolare, proteggere.

29di52 – La verità, vi spiego, sull’amore, di Enrica Tesio

Un libro che ha come titolo (quasi) un verso della mia poesia preferita (che a 18 anni mi feci scrivere su una maglietta che ancora conservo) dovevo leggerlo per forza.
Ho riso molto leggendolo, e non solo perché sono madre e dunque “posso capire” (l’ho già detto che questa frase è una cazzata?), ma soprattutto perché è un libro scritto per far ridere in modo abbastanza convincente.
Soprattutto divertenti le descrizioni delle categorie: le tipologie di mamme, le nonne, le famiglie.
E poi divertente il continuo deja-vu: il tatO invece della tatA (ma il mio non era un bidello-poeta), la mia famiglia corpo-a-corpo e la famiglia minuetto di lui, il mio lavoro così simile al suo e il lavoro di lui pure…
Poi che dire, ero (anzi sono) una appassionata lettrice del blog (ti asmo: l’amore prima o poi arriva. e ti incula) e, finito il libro, ho anche visto il film.
Direi che alla Tesio ho dato più di una chance e va bene così. Tutte le ore che le ho dedicato mi hanno fatto sorridere o ridere, lo ritengo un pregio inestimabile.

28di52 – L’armata dei sonnambuli, di Wu Ming

Di Wu Ming ho letto tutto. E quello che non ho letto in realtà non l’ho “ancora” letto ma lo leggerò presto.
Quindi parto svantaggiata perché da Wu Ming mi aspetto, come minimo, il capolavoro alla Q.
Ma è normale che non tutti i libri siano capolavori.
Questo è, alla partenza, davvero lento, faticoso e pesante. Ti viene voglia di gridare “Hey… allora, quando si comincia?“.
Ma in realtà il libro è già bello che cominciato, e prosegue così, un po’ lento e un po’ pesante.
Mi è piaciuto lo stile frammentato dei capitoli, alcuni infiniti a più voci, altri brevissimi elenchi burocratici, trascrizioni di sedute pubbliche della Convenzione e lettere, resoconti, estratti di altri testi.
Quello che non m’è piaciuto invece è che, alla fine, una fine non c’è.
Come finisce il libro?
Boh?
L’escamotage di fare il riassuntino del futuro e delle testimonianze storiche non mi è bastato.
Però, allo stesso tempo, ho apprezzato la scrittura precisa, il perfetto mescolarsi dei registri, la cura dei dettagli.
E ho apprezzato la visione della storia fatta non dai “famosi” ma dal popolo, la storia “sociale”, la rivoluzione francese non di Robespierre o Marat o Danton o Saint-Just, ma quella di Marie, Leò, Treignac, Bastien.