8di52 – La vita istruzioni per l’uso, di Georges Perec

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La vita istruzioni per l’uso, di Georges Perec

È stato difficile arrivare in fondo a questo libro. Ma non perché non sia un bel libro, non perché non sia stato piacevole leggerlo, ma perché è difficile da leggere una scrittura fatta di elenchi interminabili di oggetti eterogenei, di fatti lontanissimi, intrecciati, invischiati gli uni agli altri per motivi futilissimi eppure imprescindibili.
È stato difficile perché comunque sono state oltre 500 pagine di storie che coinvolgono, fanno talvolta piangere e talvolta ridere e ci si trova di fronte a un così complesso catalogo di umanità che venirne a capo è quasi impossibile.
E io infatti ho dimenticato quasi tutte le storie che ho letto, e se dovessi dire, a 2 giorni dall’averlo terminato, qualche fatto saliente del libro, quale citerei? La storia di Bartlebooth, certamente, che tiene insieme tutte le altre come un ordito sottilissimo, la storia della ballerina che decise di abortire, la storia della donna che uccise un bambino e ne morì dieci anni dopo, la storia di un ebanista distrutto dal dolore per la morte della propria sposa, la storia di un amore travolgente ma purissimo tra una donna sposata e l’amico del marito. E mille altre microstorie che affiorano qua e là, nella memoria.
Solo a posteriori, terminata la lettura, mi sono incuriosita e ho scoperto che il libro viene citato da Calvino come esempio di “iperromanzo” insieme ai suoi Se una notte d’inverno un viaggiatore e Il castello dei destini incrociati e insieme a Il giardino dei sentieri che si biforcano, racconto di Jorge Luis Borges.
E ho scoperto che il romanzo è un esempio di opera del gruppo OuLiPo (acronimo dal francese Ouvroir de Littérature Potentielle, ovvero “officina di letteratura potenziale”) che mira a creare opere usando, tra le altre, le tecniche della scrittura vincolata detta anche a restrizione (il gruppo fu fondato da Raymond Queneau nel 1960 e ne fece parte anche Calvino).
E ho scoperto che il vincolo antoimpostosi da Perec riguarda la successione delle stanze all’interno dell’immaginario caseggiato al numero 11 di Rue Simon-Crubellier, XVII arrondissement: le 100 stanze (10 stanze per piano per 10 piani, dalle cantine al sottotetto) vengono esplorate con l’andatura del cavallo degli scacchi, generando 99 mosse e saltando una sola stanza.
(il libro mi ha fatto quasi saltare il progetto, perché per leggerlo ho impiegato ben più dei 7 giorni concessi, ma ho recuperato leggendo in fretta il libro della settimana successiva).
E ovviamente, come succede tanto spesso ai libri belli ed essenziali (cioè necessari), da questa lettura è scaturita l’esigenza di mille altre letture e di mille altri libri in attesa nel carrello virtuale delle biblioteche di Roma.

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