03di52 – Pasto nudo, di William S. Burroughs

“L’America non è una terra giovane: era già vecchia, sporca e malvagia prima dei coloni, prima degli indiani. Il male è lì che aspetta.”
“Una lunga lumaca uscì ondeggiando dall’occhio destro di Lee e scrisse sul muro in bava incandescente: “Il Marinaio è in Città a fare incetta di TEMPO“.”
“A cosa pensi?” dice il Turista Americano contorcendosi tutto…
Al che rispondo: “La morfina mi ha depresso l’ipotalamo, sede della libido e delle emozioni, e dato che i centri corticali agiscono soltanto di seconda mano in seguito alle sollecitazioni dei centri sottocorticali, essendo un cittadino di tipo vicario che trae piacere soltanto da dietro, sono costretto a dichiarare di non avere praticamente manifestazioni cerebrali. Sono consapevole della tua presenza, ma dato che per me non ha nessuna connotazione affettiva, poiché il mio sistema affettivo è stato disconnesso dallo spacciatore per mancato pagamento, non sono minimamente interessato a quel che fai… ”

Ho passato una settimana immersa negli acidi deliri di un tossico, nelle sue paranoie da astinenza e nelle immagini devastanti della sua mente sotto botta.
Niente è più lontano da me della droga. Non per vantarmi, davvero, lo dico solo come un dato di fatto generale, come se avessi letto in libro sull’hockey e affermassi di non saperne nulla.
Di droga non so nulla.
Argomento a parte, io ho trovato il libro così disturbante che ho fatto fatica a finirlo. Tantissima fatica.
Ho letto mille altre recensioni di questo libro, tutte oscillano tra “non sono andata oltre pagina 20” e “ca-po-la-vo-ro!“.
Ma un libro è davvero un capolavoro se solo una percentuale bassissima dei suoi (aspiranti) lettori riesce a leggerlo tutto? La difficoltà di leggere qualcosa è indice della sua qualità? Nella mia esperienza ho più spesso avuto voglia di lasciare andare libri scritti male che non libri “complessi”.

Dunque, alla fine, cosa penso di Pasto nudo?
Penso che si tratta di un capolavoro, e che, sebbene la sua difficoltà di lettura lo renda un libro di élite, tanti dovrebbero leggerlo. Si impara tanto leggendolo, si viaggia nella mente di un uomo che, come scrive lo stesso Burroughs, non ha emozioni, ma solo sensazioni (e questo mi fa pensare alla mia canzone preferita dei Marta sui tubi).

02di52 – Mi sa che fuori è primavera, di Concita De Gregorio

La scrittura piacevole di Concita De Gregorio ci porta a ricordare un fatto di cronaca di qualche anno fa.
La storia delle due gemelline rapite dal padre e scomparse nel nulla.
Era il 2011 e mi ricordo del fatto di cronaca. Me lo ricordo perché ero diventata madre da poco e le questioni riguardanti i bambini mi facevano molto soffrire, e me lo ricordo per un commento fatto da una persona a me cara, un uomo, che mi disse:”Certe donne si comportano seguendo i loro capricci. Ha voluto (la madre e moglie) distruggere una famiglia e quel poverino non ha retto”.
Forse non furono le esatte parole, ma il senso sì.
E io rimasi tremendamente male, perché io so che “sfasciare” una famiglia non è un capriccio, ma un atto di coraggio. Io so che la forza per portarlo a termine, quest’atto di coraggio, è la forza della dispersione, la convinzione che non ci sia altra scelta possibile. Tutto il contrario del capriccio, dunque.
Ma questa la mia storia e non ancora il libro.
Nel libro Concita e Irina alternano le loro voci, scrivono mail, riportano telefonate, parlano.
E in questo dialogo ricostruiscono la storia, montano e smontano mille ipotesi.
Irina lo sa che le sue figlie sono morte, e però non avere un corpo si cui piangere le impedisce di trovare pace, la costringere a continuare a sperare.
Il libro parla del pregiudizio dei maschilisti nei confronti delle donne, in special modo se sono donne importanti, con una posizione nel mondo e se sono donne che decidono di autodeterminarsi (o anche solo di salvarsi, qualche volta).
Il libro parla della brutalità della perfezione, della cattiveria, del dominio e del controllo che distruggono le persone.
La storia parla di Irina che nonostante tutto, nonostante non voglia, nonostante non si senta capace di farlo, a poco a poco ricomincia a vivere. Una vita a pezzi, una vita difficile, che è amara anche nei sorrisi e nelle gioie.
E così mi trovo a ringraziare queste due donne perché hanno deciso di raccontare questa storia straziante.

01di52 – Infinite Jest, di David Foster Wallace

È il primo libro del sotto-obiettivo di questo 2018. Ho deciso di leggere libri “difficili” (perché lunghi, complessi o incomprensibili) e ho iniziato da questo.
È il primo libro che ho iniziato nel 2018. Ma non è il primo libro di cui scriverò, perché nella settimana a lui dedicata non sono neanche riuscita ad arrivare a un quarto delle 1300 pagine circa del libro. Quindi ne scriverò quando l’avrò finito. E nel frattempo leggerò anche altri libri.

Aggiornamento 28 gennaio 2018
Il prestito interbibliotecario è terminato e il libro è ancora a metà. Ho capitolato e ne ho comprata una versione ebook. Sicuramente la mole del tomo mi ha scoraggiata dal portarlo con me in viaggio e nel corso della giornata, d’altronde è un libro difficile da leggere anche stando stese a letto (si rischia la frattura del setto nasale :-)).
La sfida continua.

15 anni dopo

sono 15 anni che questo blog è online.
è nato su splinder e nel 2012 l’ho traslocato qui.
l’ho abbandonato e ripreso più volte.
prima ci scrivevo un po’ di vita e un po’ di libri.
ora quasi solo libri.
in 15 anni la mia vita è stata travolta da uno tsunami.
quando ho aperto questo blog MAI e poi MAI avrei pensato che avrei avuto questa vita qui.
nell’era dei pionieri dei blog ci si incontrava in una trattoria a trastevere e non la occupavamo neanche tutta. alle splider night ci si salutava tutti come amici.
ora questo è tornato a essere quello che era all’origine, un diario personale.
non compilo i campi SEO perché me ne sto nascosta. scrivo per me e per la mia memoria.
grazie a questo comodino infinito sul quale posso poggiare tutti i libri che voglio, senza timore che rovinino al suolo nel cuore della notte svegliando le 3 meravigliose creature che dormono nella stanza accanto.
per f., e. e p. il tempo che rubo a voi per leggere le “mie” storie, non è tempo rubato, ma tempo regalato, tempo che mi rende migliore, tempo che mi regala tempo.

52di2018

Inauguro il nuovo anno con la nuova sfida: 52di2018
La sfida dell’anno scorso mi è piaciuta. Mi è piaciuto aver preso un impegno e essermi scapicollata per mantenerlo. Voglio fare il bis. Voglio continuare per sempre.
Quest’anno sfida nella sfida: leggere, nel corso delle 52 settimane almeno 10 libri “difficili” (perché lunghi, complessi, ecc). Ho cercato online e mi sono fatta una lista mia di libri difficili.
Come l’anno scorso pubblicherò le recensioni dei libri ogni settimana, in ordine di lettura.
Buon viaggio.

52di2017 – conclusione

… e, alla fine di questo anno lungo 52 libri, cosa posso dire?

1. leggere un libro a settimana è un’impresa fattibile, anche se sei una madre di tre figli piccoli e lavori (part time), anche se fai volontariato e sei impegnata nelle innumerevoli attività della scuola dei tuoi figli. il tempo si trova. non ci sono scuse. o almeno il tempo non è di certo una scusa plausibile.
2. ogni libro ne porta con sè molti altri. se un autore ti è piaciuto la prima cosa che vuoi fare è leggere “tutto”. vorrai leggere tutti i libri di cui si parla nei libri che stai leggendo. vorrai leggere i libri che vedi leggere alle altre persone in metropolitana o sugli autobus, vorrai leggere tutti i libri che amiche e colleghi ti suggeriranno. non potrai, ovviamente, leggere tutto, ma te ne verrà voglia. e la lista dei libri che voglio leggere, dopo un anno di letture infaticabili, è molto, ma molto più lunga di quella che era all’inizio del 2017.
3. ho imparato che i libri che vincono ai concorsi o ai premi letterari spesso sono splendidi e spesso sono orribili. i libri primi in classifica (la classifica de la lettura, non un’altra) spesso sono splendidi e spesso sono orribili. essere primi e aver vinto dunque non sono una garanzia.
4. ci sono libri di 100 pagine che si leggono in 2 ore e libri di 120 pagine che si leggono in 10 giorni (e ti fanno quasi sballare il progetto). ci sono libri di 500 pagine che si leggono in 3 settimane e altri di 800 che dopo una settimana e un giorno sono già finiti. quindi il numero di pagine di un libro non ha nessuna connessione con il tempo che ci impiegherai a leggerlo. non puoi sapere quanto ci vorrà a finire un libro finché non avrai letto almeno una pagina.

52di52 – Il bambino che disegnava parole, di Francesca Magni

Una madre scopre che il figlio di 12 anni è dislessico.
Per tutte le elementari non un accenno a difficoltà o lentezze. La diagnosi arriva implacabile a sconvolgere la vita di tutta una famiglia e la costringe a trovare nuovi equilibri, guardare al futuro con uno sguardo diverso ma anche ripensare al passato alla ricerca dei “segni” (nei primi anni di vita, e più indietro nel padre, e ancora più indietro nel nonno).

Non saprei neanche dire se si tratta di un romanzo, perché l’intento “didattico” e divulgativo sul tema della dislessia è chiarissimo (tanti i riferimenti agli studi, ad altri libri, alle teorie, alle sperimentazioni passate e in corso).

Però posso dire che mi ha commossa tanto e tante volte. Perché è la storia di una grande sofferenza (di tutti, della madre che racconta, del padre che evita l’argomento, della sorella che si sente esclusa e sua, del ragazzo, che vede il suo mondo crollare e deve ricostruirlo) ma anche di grande coraggio, di profonda intelligenza e di speranza.

E alla fine è la speranza che prevale, il sentimento che ti resta attaccato addosso appena hai finito di leggere il libro e l’ultima pagina dei ringraziamenti.
La speranza che un giorno non si parlerà più di diversità, perché siamo tutti diversi e nessuno è uguale e la diversità è una tale ricchezza che contrastarla, guarirla, rimuoverla vuol dire impoverirsi tutti, perdere tutti qualcosa.

50di52 – Adesso, di Chiara Gamberale

Alla soglia della maturità (quell’età di mezzo tra i 30 e i 40) Lidia e Pietro (che bel nome, vero?) si incontrano e in quell'”adesso” cercano di ricominciare a vivere.
Lei sconclusionata, ipercinetica, favolosa consumatrice di energia, giramondo legata da un cordone ombelicale impossibile da recidere all’ex-marito e alla sua banda di sostegno (gli amici dell’arca senza noè).
Lui talmente noioso che la moglie preferisce lasciarlo per andare a rinchiudersi in un convento, padre in adorazione della sua bambina, incastrato nei/dai ricordi in un’età dell’eden che non sa dove cercare.
Decidono di provare a vivere nell’adesso.
Più che un romanzo d’amore un romanzo su l’amore (dove l’ho letto?).
Belli gli intermezzi che ti raccontano stralci di pezzi di storie parallele, come degli spin-off (:-)) così ingarbugliati che neanche Camilleri (:-)).
Bello il curriculum sentimentale, che consiglio a tutti di compilare.
Bella la citazione di Mandorla, la bimba protagonista de Le luci nelle case degli altri.
Chiara Gamberale mi incuriosisce e tornerò a darle altre possibilità.